PESCARA – Ancora una volta abbiamo assistito a grandi comunicati stampa, pubblici, per iniziative private in campo immobiliare.
La nostra amministrazione si fa bella di quel che fanno i privati, mettendosi accanto alle foto e dicendo “ci sono anche io eh, e grazie a me che si può fare”.
Il nostro Sindaco e la Giunta li vediamo così soddisfatti del loro ruolo di “facilitatori”, come nell’ultimo caso dell’hotel De Cecco, ma è veramente questo il compito di una amministrazione pubblica?
L’iniziativa privata ha, giustamente, una sua strategia, di solito molto efficace.
Nel campo immobiliare la prima cosa sulla quale ci si concentra è la posizione: si individuano cosi le aree più appetibili:
- il centro;
- le aree che hanno possibilità di maggiore veduta, in vicinanza di attrattori quali fiume e mare.
Si tralasciano invece le periferie, non remunerative.
Se quindi una amministrazione pubblica, mancante di visione, diventa facilitatrice di chi invece ha una bella strategia da Risiko, che tipo di città verrà disegnata? La immaginate? Forse l’abbiamo già sotto gli occhi: la periferia abbandonata, la Riviera sud è già conquistata. Il Fiume ha gia ì suoi contrafforti che occupano saldi le posizioni di attacco dell’asta fluviale, dimentichiamoci del Parco Fluviale, arriverà pure l’ex cementificio un giorno, trasformato in un cubo. In centro le vie stanno diventando anguste e con scarsa vivibilità mentre le costruzioni crescono. Il Carlton ha cambiato destinazione d’uso perché gli hotel sono in crisi, e naturalmente ha aumentato la volumetria.
Ora l’hotel De Cecco andrà a recuperare il vuoto in campo ricettivo lasciato dal Carlton, ma probabilmente per pochi anni, è infatti molto verosimile che tra qualche anno si chiederà un cambio di destinazione d’uso in uso residenziale, perché continuerà la crisi degli hotel (ma va?).
Una Amministrazione Facilitatrice, senza alcuna visione strategica pubblica, attenderà i voleri dell’iniziativa privata. E questo vuoto di visione pubblica, come insegna la teoria dei vasi comunicanti, viene riempito sempre più dalla strategia privata.
Per salvarci avremmo allora bisogno di imprenditori illuminati, come Olivetti, che trasformò una città in una nuova visione del welfare, in un connubio di architettura, urbanistica e sociale. Ma di Olivetti ce ne sono pochissimi.
Se De Cecco volesse veramente fare un dono a questa città, allora dovrebbe rispettare la natura pubblica di quella area, che era demaniale, e che uno Stato poco accorto si è venduta.
Il nome di De Cecco potrebbe essere invece legato al primo parco dunale, proiettato verso il futuro, per i suoi abitanti, per la protezione dell’erosione, per la libera visione del mare e la circolazione della brezza.
E a scuola si dirà: questo è il Parco De Cecco, qui pensate ,bambine e bambini, sarebbe dovuto sorgere un edificio di 30 metri a privilegio di pochi, ma un giorno il sig De Cecco cambiò idea, in fondo non aveva bisogno di fare una costruzione proprio qui sul mare, e pensò che sarebbe stato bello essere ricordato nella sua Pescara per una area a servizio di tutti, invece che per un palazzone dalle lunghe ombre che avrebbe impedito la visione del mare che amiamo tutti.
Ma questa storia distopica potrà essere mai scritta?
—————–
Nota da Wikipedia: Un facilitatore è qualcuno che si impegna nell’attività di facilitazione. Aiuta un gruppo di persone a comprendere i loro obiettivi comuni e li aiuta a pianificare come raggiungerli; facendo così, il facilitatore rimane “neutro”, il che significa che non svolge una particolare posizione nella discussione
