LE DISAVVENTURE DI UN LUOGO – Il piazzale della Stazione centrale FFSS

LE DISAVVENTURE DI UN LUOGO – Il piazzale della Stazione centrale FFSS

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo che segue.

Massimo Palladini - Architetto, Presidente della sezione “L.Gorgoni” Italia Nostra Pescara

PESCARA – Era il 1863 quando una stazione ferroviaria provvisoria fondò la parte litoranea di Castellamare Adriatico e cambiò per sempre la storia di questo territorio.
Dal 1881 l’edificio definitivo che ne venne ha interpretato con eleganza la collaudata tipologia: il corpo centrale a tre piani con un partito classico e le due ali che riprendevano il trattamento architettonico del piano terra. Uffici, biglietteria, servizi ai viaggiatori; intorno, un sorgere di strutture precarie per il commercio e le agenzie d’affari che presto lasciarono il posto a costruzioni di maggior pretesa, mentre si delineava l’asse viario verso il mare: Corso Umberto I. Il fulcro originario della nuova formazione urbana fu, da subito, il piazzale della stazione. Quello spiazzo in fregio alla Strada Statale Adriatica raccolse le prime forme organizzate dell’osmosi tra i cittadini e i viaggiatori; nell’ala nord era ospitato (e lo fu con alterne fortune fino alla dismissione) un restaurant di buon livello di cui troviamo citazione in “Notte”, la bella novella di Luigi Pirandello dedicata a Pescara. Di fronte, tra alberghi e locande, sorgerà il Palazzetto Imperato, gioiello del liberty cittadino; a rimarcare la importanza del fronte orientale , verrà poi nel 1936 il palazzo del Banco di Napoli, importante tassello della nuova città unificata.
Il piazzale si riempiva di autobus e su un lato sorgeva un  rifornitore di benzina, per la crescente motorizzazione; ma soprattutto ospitava una importante fermata della innovativa ferrovia elettrica Pescara-Penne (la F.E.A., attiva dal 1929 al 1963) che collegava il centro all’area Vestina e fungeva  anche da efficiente “ metropolitana di superfice”. Qui nel 1934 la F.E.A. realizzò la sua biglietteria in un elegante, piccola costruzione stile Novecento sull’angolo nord del piazzale.

 Su questa “città che sale” si scaricarono i bombardamenti dell’ultima guerra che, tra le enormi devastazioni delle nostre case, ferì gravemente la stessa stazione. Il dopoguerra, tuttavia, sanò rapidamente le ferite (anche se, a Sud, un palazzo distrutto allora solo adesso è in ricostruzione); il piazzale guadagnò una grande edicola ed un piccolo padiglione  sorse nel 1946,al fianco della biglietteria F.E.A. per ospitare un’ agenzia di viaggi attiva fino  a poco fa.
Il resto ce l’hanno messo le scelte più recenti e vanno tutte verso la negazione della originaria funzione urbana: lo spostamento della linea ferroviaria più ad ovest, con la realizzazione di una nuova stazione,  ha offerto la più grande occasione di riqualificazione urbana del secolo, con la realizzazione di un grande parco ma, a questo, si fanno  ancora orecchie da mercante; anzi, fino ad ora è stato arduo difendere quello spazio libero dalle tante proposte per riempirlo di fabbricati. La stazione vecchia è subito finita nel mirino: se ne salvò il corpo centrale per un vincolo della Soprintendenza che però (colpevolmente) non comprendeva i corpi laterali, abbattuti nonostante interessanti proposte di riuso avanzate anche da “il Centro”. La palazzotta monca che ne risultò cercava una destinazione sociale ma finì nella disponibilità del centro ICRA (International Center for Relativistic Astrophysics) che sarà pure una  istituzione scientifica internazionale ( ed extraterritoriale)  ma non si relaziona con la città e ne ha fatto un elemento isolato per le procedure di accesso e financo per il fossato che lo circonda.
Il resto dello slargo è pieno ora di stalli per la sosta breve e paletti a protezione dell’accesso al grande parcheggio centrale che ne impediscono ogni fruizione unitaria. Rimanevano alcuni pini quasi secolari, che hanno visto viaggiatori, studenti, lavoratori sostare alla loro ombra ma non ci sono più; qualcuno ha deciso, valutando a vista, che andavano abbattuti.
La biglietteria, in sede di restauro per continuare la sua funzione sotto il marchio T.U.A., è stata opportunamente sottoposta  a vincolo e mantiene il suo ruolo di testimonianza, nella sommessa soluzione d’angolo che rappresenta.
Non altrettanto fortunato è stato, lì a fianco, l’edificio dell’agenzia di viaggi; esso continua il fronte nord del piazzale che la biglietteria accenna e, con essa,  tramanda il modo pionieristico con cui lo slargo si è costruito, il “ come eravamo” di una fase del nostro sviluppo; ma non è apparsa un prodotto d’arte al nostro Comune che, di conseguenza, si oppone a che sia vincolato come la Soprintendenza intende fare.  Questo ruolo attivo dell’Amm.ne locale contro la protezione del patrimonio storico non è nuovo (già ci fu quando chiusero la stazione vecchia e, più di recente, per lo Stadio Adriatico); i richiami alla Pescara di un tempo, alla difesa della nostra identità si affollano sempre più nei discorsi ma confliggono con queste azioni, addirittura intraprese contro gli organismi statali preposti ed a proposito di un luogo “fondativo” della Pescara di oggi.
La storia non è solo storia dell’arte. Conservare un luogo della memoria è anche rinunciare e continue quanto poco approfondite volontà rifondative.
Questo continuo stress cui vengono sottoposti i nostri luoghi storici può essere mitigato solo da una più approfondita conoscenza , una progettazione che ne tenga conto ed una normazione adeguata.