PESCARA – Nella Commissione Comunale Ambiente del 23 giugno sono continuate le audizioni per studiare il caso dell’inquinamento pervasivo e invasivo dovuto alla dispersione delle rafie sintetiche utilizzate per gli ombreggiamenti, rifiuti pericolosi per la loro insidiosità: praticamente impossibili da bonificare, si trasformano rapidamente in microplastiche che inquinano l’ambiente e la catena alimentare.
Questa volta è stato audito l’arch. Dario Oggiano, Presidente dell’Associazione Ombra Verde, che ha portato delle documentazioni di sintesi, dalle quali si evince che dal 2023 al 2024 sono addirittura aumentati gli stabilimenti che utilizzano le rafie inquinanti: nel 2023 erano 17, nel 2024 gli stabilimenti sono aumentati addirittura a 31.
Per quanto esistano chiare indicazioni sia nelle ANNUALI ORDINANZE BALNEARI REGIONALI, sia nel PROTOCOLLO DI SOSTENBILITA’ PER LE SPIAGGE DEL LITORALE ABRUZZESE, dove viene ben precisato che: nel punto 5 ENERGIA e MATERIALI Art. 7 c.15 “l’operatore balenare deve prediligere ed incentivare l’impiego di materiali naturali per i sistemi di ombreggiatura nonché l’uso di prodotti eco-compostabili per i servizi offerti”, alcuni stabilimenti balneari addirittura, al momento del cambio degli ombreggiamenti, hanno optato, contrariamente alle indicazioni, per le tristemente note rafie sintetiche, peggiorando la situazione.
Eppure gli stabilimenti balneari tutti beneficiano della Bandiera Blu conquistata da Pescara da vari anni, ne sono addirittura i custodi, come abbiamo visto nella manifestazione di consegna avvenuta nel Consiglio Comunale nel mese di Giugno.
Il mare, la nostra spiaggia, sono beni preziosissimi. La sensibilità legislativa, europea, nazionale e regionale, indica chiaramente quale sia la strada da percorrere: le ordinanze sono chiare, rimanendo nell’ambito delle Soft Law, ma a quanto pare non vengono recepite né seguite, addirittura inficiate da comportamenti che vanno in direzione contraria, come se tutto quello che è stato scritto fosse carta straccia, come dimostra l’aumento degli ombreggi in plastica.
Succede tra l’altro che tratti di spiaggia con ombreggiamenti sostenibili, vengano comunque invasi dalle rafie di plastiche che pervadono a seconda dei venti, rovinando il buon lavoro degli imprenditori consapevoli e attenti.
In commissione si continueranno i lavori per trovare l’atto che regolamenterà il divieto su mia proposta, ma l’amarezza è che si debba arrivare a vietare tassativamente per raggiungere l’obiettivo.
Nel frattempo chi va al mare, in caso di ombreggi di plastica, potrebbe iniziare a chiedere allo stabilimento di cambiare la copertura del proprio ombrellone in materiale naturale, come cannucciato o tela.
In fondo siamo noi che paghiamo un servizio, avere sopra la testa le buste nere della spazzatura (perché quella è la plastica utilizzata) non è né confortevole né soddisfacente, e penso che tutti noi desideriamo un mare più pulito, una spiaggia fatta solo da sabbia e conchiglie, e non punteggiata da poltiglie filamentose altamente pericolose e inquinanti.
Se il cliente ha sempre ragione, anche noi tutti possiamo iniziare a spingere per la salute nostra e del nostro mare e per una nuova consapevolezza dei balneatori, che diventino davvero tutti i custodi affinchè conservino al meglio il patrimonio spiaggia che a loro è affidato.
Ecco le slide tratte dalla presentazione dei dati da parte della Associazione Ombra Verde.



