PESCARA – Anche nella nostra città, come in molte città italiane, si sta consumando un lento e silenzioso assalto al verde urbano. Dietro la retorica della “pubblica sicurezza” si nasconde una gestione del patrimonio arboreo spesso opaca, che sostituisce la cura con la rimozione, la prevenzione con l’emergenza, e la trasparenza con il silenzio amministrativo.
C’è un’analisi nazionale sulla gestione del verde pubblico che mostra un modello ormai preoccupante ormai consolidato: abbattimenti di massa giustificati da perizie sommarie soprattutto visive (VTA), assenza di dati ufficiali verificabili, nessun coinvolgimento della cittadinanza. Anche a Pescara, dove i pini d’Aleppo rappresentano una componente identitaria del paesaggio costiero e della Riserva dannunziana, la logica prevalente sembra quella dell’eliminazione anziché della conservazione. Alberi storici vengono dichiarati “pericolosi” e abbattuti senza valutazioni strumentali o piani di monitoraggio, mentre i cittadini scoprono gli interventi solo quando i tronchi sono già a terra.
Il pretesto della sicurezza, alimentato da una narrativa allarmistica, regge un sistema pericoloso, che potrebbe puntare a generare profitto: ditte incaricate di potature e abbattimenti operano in un mercato sostenuto da fondi pubblici e procedure d’urgenza. A beneficiarne potrebbero essere le centrali a biomassa, che richiedono legname fresco e alimentano una filiera che trasforma un bene comune in materia prima da bruciare. In più di una situazione, nuovi impianti arborei finanziati anche con risorse PNRR mostrano tassi di mortalità altissimi: giovani alberi che muoiono dopo pochi mesi, lasciando ai cittadini l’onere di un paesaggio più povero e fragile.
Eppure le norme esistono. Il Codice degli Appalti, GPP (D.lgs. 36/2023) e i Criteri Ambientali Minimi (CAM) obbligano gli enti locali a includere nei capitolati d’appalto specifiche tecniche di sostenibilità: piani di comunicazione, reimpiego dei materiali organici, valorizzazione del residuo vegetale e controllo sull’esecuzione dei lavori. In teoria, Pescara dovrebbe essere un laboratorio di buone pratiche ambientali. In pratica, la mancata e evidente applicazione dei CAM e la carenza di verifiche aprono la strada a una perdita irreversibile di biodiversità urbana.
La mancanza di trasparenza è la prima emergenza democratica. Gli alberi sono patrimonio pubblico, ma le decisioni che li riguardano vengono prese senza confronto, spesso affidate a perizie interne o a consulenze ripetitive. I cittadini, esclusi dai processi decisionali, reagiscono con gli unici strumenti rimasti: l’osservazione, la documentazione, la denuncia. È grazie a loro se alcuni abbattimenti sono stati temporaneamente sospesi o sottoposti a riesame.
Nella nostra città cresce la consapevolezza che il verde non è un arredo urbano ma un’infrastruttura vitale: gli alberi mitigano il calore, migliorano la qualità dell’aria, riducono i consumi energetici e danno forma all’identità dei luoghi. Difenderli significa difendere la vivibilità, l’eredità paesaggistica e la salute collettiva.
Radici in Comune continuerà a chiedere trasparenza, applicazione rigorosa dei CAM, pubblicazione dei piani di manutenzione e partecipazione dei cittadini alle scelte sul verde. Perché la città pubblica non si misura dal numero di alberi tagliati e sostituiti, ma dalla capacità di custodire ciò che già possiede, condizione necessaria per aumentare il proprio patrimonio arboreo.
