Megalò 2: un rischio idrogeologico inaccettabile per Pescara

Megalò 2: un rischio idrogeologico inaccettabile per Pescara

La seduta della Commissione comunale Territorio del 10 aprile ha confermato ciò che da tempo sosteniamo: il progetto Megalò 2 rappresenta un grave azzardo per la sicurezza idrogeologica di Pescara e dell’intero territorio a valle del fiume. Non si tratta semplicemente di un’ulteriore cementificazione, ma di un intervento che modifica radicalmente l’equilibrio idraulico di un’area già fortemente compromessa.

L’iter autorizzativo di questo progetto è emblematico di come interessi economici possano prevalere sulla tutela dell’ambiente e della sicurezza collettiva. Nato all’interno di un programma PRUSST del 2004-2005 che, pur richiamando principi di sostenibilità, ha permesso di derogare a fondamentali norme urbanistiche e ambientali, che ha permesso la costruzione di MEGALO’1, l’ulteriore Megalò 2 si inserisce in un contesto già critico: un’ex-ansa del fiume Pescara, storicamente destinata all’espansione naturale delle acque durante le piene, irrigidito dagli argini artificiali a protezione del complesso.

È particolarmente grave che il primo centro commerciale sia stato realizzato senza una preventiva Valutazione di Impatto Ambientale, sfruttando una “norma ponte” regionale successivamente annullata. Questo ha creato un precedente che oggi si tenta di replicare con un parere favorevole del Comitato VIA ottenuto attraverso una discutibile “VIA postuma” e dopo un lungo percorso di dinieghi passati ai quali si è appellato il privato.

Come evidenziato dagli esperti ascoltati in Commissione,il dott. Giovanni Damiani e Augusto De Sanctis, l’eliminazione delle aree naturali di laminazione del fiume e la costruzione di imponenti argini a protezione dei centri commerciali rappresentano un grave pericolo per la città di Pescara. Gli argini non eliminano il rischio, ma lo trasferiscono a valle, aumentando la velocità e la portata dell’acqua che si riverserà sulla nostra città in caso di piena.

Ascoltando l’ingegnera Galeotti, dal Comitato VIA, siamo venuti a conoscenza di una sconcertate impostazione della valutazione che è stata fatta ai tavoli: siccome nel PSDA, il piano rischio alluvionale, l’area dove sorge il centro commerciale è bianca (perchè messa in sicurezza localmente dagli argini) allora non si è proceduto ad alcuna valutazione di rischio idrogeologico.

Quindi il Comitato VIA ha saltato di piè pari proprio le valutazioni di “area vasta” come si suol dire, e cioè le ripercussioni che un intervento ha nelle aree circostanti.

Altrettanto preoccupante è la superficialità con cui è stata trattata la questione della qualità dell’aria, nonostante lo stesso proponente avesse riconosciuto un peggioramento del 5% per alcuni parametri. Il Comitato VIA non ha tenuto conto dei nuovi limiti europei, molto più restrittivi, che saranno in vigore nei prossimi decenni durante la vita utile dell’opera.

La realizzazione di casse di espansione a monte con fondi pubblici, pensata come compensazione della perdita dell’ansa naturale, risulta insufficiente a mitigare il rischio per le piene duecentenarie e cinquecentenarie. Appare paradossale che si spendano risorse pubbliche per opere artificiali mentre si permette l’occupazione delle naturali aree di espansione del fiume.

Come gruppo AVS – Radici in Comune, chiediamo la revoca in autotutela del parere favorevole, visto che mancano le valutazioni essenziali che sono lo scopo dei comitati VIA, e non semplicemente una validazione della coerenza dei piani territoriali. 

Anche l’Autorità di Bacino Distrettuale deve intervenire con urgenza per valutare le effettive portate e i dati dei fiumi abruzzesi, non sottovalutando il  rischio alluvioni.

La tutela della sicurezza dei cittadini di Pescara non può essere sacrificata sull’altare di interessi commerciali. La lezione delle recenti alluvioni in Italia dovrebbe averci insegnato che sottovalutare il rischio idrogeologico può avere conseguenze catastrofiche. Non possiamo permettere che la nostra città diventi il prossimo caso di cronaca.