PESCARA – A margine del sit-in che si è svolto nella giornata di sabato 14 settembre in Piazza Muzii, è emerso un diffuso disappunto da parte di cittadini e associazioni e di forze politiche su quanto accaduto in Via Italica. Il filare di pini non era un insieme di tronchi qualsiasi: era un corpo unico, un viale storico riconosciuto di valore monumentale. In pochi giorni è stato mutilato. Le autorizzazioni, ridotte a poche righe, sono state firmate da uffici non competenti, mentre Provincia e Comune si sono rimpallati le responsabilità. Tra il 1° e il 28 agosto il
Procedimento di richiesta abbattimento e’ avanzato con una velocità ingiustificata, senza studi approfonditi, senza coinvolgere un ente terzo qualificato. «Non si trattava di nove o dieci pini isolati – ha sottolineato Simona Barba, consigliera comunale AVS Radici in Comune – ma di un filare a valore monumentale, un patrimonio storico e paesaggistico che la normativa tutelava e che nessuno si è preoccupato di proteggere».
A complicare il quadro, lo stesso dirigente provinciale ha ammesso che alcuni alberi non erano neppure di competenza della Provincia: su dieci pini censiti, inizialmente solo uno non ricadeva sotto la sua responsabilità, e dopo gli abbattimenti la Provincia ha ammesso che invece 4 erano fuori dalla sua competenza, gli altri erano del Comune, che nemmeno ne era pienamente consapevole. Una confusione inaccettabile, che ha prodotto l’ennesimo danno al patrimonio verde cittadino.
Una città che perde alberi, salute e futuro – Quello di via Italica non è un episodio isolato. Nei parchi cittadini – che dovrebbero essere il luogo più sicuro per gli alberi – solo nell’ultimo anno sono stati abbattuti oltre 140 esemplari. Intanto la cocciniglia continua a devastare le pinete senza un piano di prevenzione adeguato.
Eppure i dati sono chiari: Pescara è tra le città più esposte in Italia agli effetti dell’isola di calore. Dal 2017 la mortalità legata a questo fenomeno è cresciuta in maniera significativa. «La risposta della città non può essere altro cemento – ha aggiunto Barba – e ci riferiamo ai 50.000 metri cubi nell’area di risulta per il nuovo palazzo della Regione, quando invece dovremmo pensare a un vero piano del verde urbano».
Gli alberi sono infrastrutture naturali: abbassano la temperatura anche di 3–5 gradi, funzionano come condizionatori d’aria senza consumare energia, catturano polveri sottili e inquinanti, assorbono CO₂, aumentano biodiversità e benessere urbano. Una perizia svolta in passato su un altro viale perduto, quello di Primo Vere, stimò in circa un milione di euro il valore arboreo : un capitale naturale che non può essere liquidato con autorizzazioni frettolose.
Un metodo sbagliato – A Pescara si è diffusa una vera e propria “alberofobia”. Alberi maturi, con diametri di 70–80 cm e in buono stato, sono stati dichiarati pericolosi sulla base di semplici valutazioni visive. In realtà, la prassi corretta prevede analisi strumentali (soniche, resistografiche, tomografiche) per verificare in modo oggettivo eventuali difetti e salvare le piante in sicurezza.
«Abbiamo assistito a decisioni prese sulla base di semplici osservazioni a occhio – ha sottolineato Barba –. È come operare un paziente senza ecografie o TAC. Così si produce solo una pezza d’appoggio per abbattere, non per gestire».
Intanto, mentre cadono i grandi pini e platani, le nuove piantagioni riguardano spesso piccoli alberi di specie ornamentali come l’agrifoglio, il pero e addirittura il bambù: alberi troppo fragili o troppo piccoli per garantire ombra, raffrescamento e servizi ecosistemici.
Partecipazione e mobilitazione – Il Consiglio comunale di novembre 2024 aveva approvato una mozione che obbliga a comunicare preventivamente ogni abbattimento. A oggi, quella norma resta lettera morta: i cittadini scoprono gli interventi solo al rumore delle motoseghe.
Per il prossimo sabato 20 alle 17, presso la Cittadella di via Papa Giovanni (lungomare sud, area Pomilio), si terrà un’assemblea pubblica aperta. Sarà un momento di confronto e organizzazione, per costruire un tavolo di lavoro cittadino e avviare un percorso di monitoraggio civico, capace di trasformare l’indignazione in azione.
«Abbiamo bisogno del sostegno diretto dei cittadini – ha concluso Barba – e senza la loro partecipazione non possiamo portare avanti questa battaglia. Non si tratta solo di difendere gli alberi: si tratta di difendere la salute, il clima e il futuro della città».
Qui una sintesi e tutti gli interventi della giornata: SIT-IN
