Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Signor Sindaco,
leggo la sua lettera e, da chi vive e ama questa città, non posso restare in silenzio davanti a una narrazione che dipinge come “svolta verde” ciò che nei fatti è l’ennesima scelta che privilegia il 𝘁𝗿𝗮𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗮𝘂𝘁𝗼, proprio mentre la città chiede tutt’altro.
Lei parla di “intervento atteso da 38 anni”, ma evita accuratamente di dire che nella lunga discussione pubblica degli ultimi anni la richiesta più forte non era un nuovo maxi-parcheggio, bensì un vero parco urbano, mobilità meno inquinante, soluzioni integrate e sostenibili. Proposte esistite, discusse, documentate — e ignorate.
Chiamare “ecosostenibile” un multipiano è un’operazione di immagine, non di ecologia. Un parcheggio multipiano, per sua natura, aumenta l’attrattività per le auto, non la riduce. Si può mitigare con pannelli, qualche albero sul tetto, materiali “green”, ma resta un’infrastruttura al servizio del traffico veicolare. 𝗖𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝗿𝗹𝗼 “𝗽𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗲𝗰𝗼𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲” 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗼 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝘁𝗮𝗹𝗲: 𝗲̀ 𝗴𝗿𝗲𝗲𝗻𝘄𝗮𝘀𝗵𝗶𝗻𝗴, ovvero una comunicazione che veste di verde una scelta che verde non è. La sostenibilità si misura per impatti, non per aggettivi.
Definire l’area “deserto di catrame” per giustificare la costruzione di un multipiano è scorretto. L’ex area di risulta è esattamente com’è perché per anni non si è fatto nulla. La scelta non era tra “catrame” e “multipiano”: le alternative progettuali per un vero parco urbano esistevano, sostenute da migliaia di cittadini e associazioni, e avrebbero portato verde vero — non verde “a posteriori” accanto a una struttura massiva.
La rigenerazione urbana non coincide con l’edificazione. Rigenerare un’area significa restituirla alle persone con funzioni realmente innovative e sostenibili: spazi pubblici, aree naturali, mobilità dolce, servizi di quartiere. Un parcheggio multipiano non è rigenerazione: è una scelta vecchia, lineare, centrata sull’auto. 𝗖𝗵𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗹𝗲𝘃𝗮 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗳𝗮 “𝗽𝗼𝗹𝗲𝗺𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗶 𝗮 𝘀𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗲”: 𝗲𝘀𝗲𝗿𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮.
Liquidare come “attacchi strumentali” le richieste legittime di una città che vuole un futuro diverso significa svalutare la partecipazione, non valorizzarla. Una comunità matura discute, propone, critica, chiede trasparenza. Non accetta che complesse questioni ambientali vengano ridotte a slogan. Dire che “Pescara sta diventando più verde” non basta: servono dati, non dichiarazioni Finora, l’unico atto concreto è l’avvio di un parcheggio: il verde promesso viene “dopo”, subordinato, condizionato, e non in contraddizione con l’aumento di traffico che la nuova struttura inevitabilmente porterà. Non è così che si costruisce una città moderna e sostenibile.
Signor Sindaco, il 17 novembre lei poserà la prima pietra. Ma non potrà posare anche il silenzio dei cittadini: continueremo a chiedere con forza che le scelte per Pescara siano davvero orientate al futuro, non al passato mascherato da transizione ecologica. 𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗹𝗮 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮: 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮.
