Abbattuti due pini d’Aleppo al Parco dell’ex Caserma di Cocco

Abbattuti due pini d’Aleppo al Parco dell’ex Caserma di Cocco

PESCARA – Un incontro spontaneo e partecipato al Parco dell’ex Caserma Di Cocco, dopo l’abbattimento avvenuto in mattinata di due pini d’Aleppo, stimati tra i 60 e i 70 anni, come rilevato dalle cerchie annuali visibili sui tronchi. Questo perchè l’episodio ha suscitato indignazione e preoccupazione tra cittadini e associazioni, che denunciano una gestione del verde pubblico sempre più orientata al taglio piuttosto che alla cura e alla tutela degli alberi storici della città.

All’incontro Simona Barba, presidente dell’associazione Radici in Comune, ha evidenziato come questo ennesimo abbattimento si inserisca in una “perdita rapida e massiccia del patrimonio arboreo cittadino, spesso condotta a spicciolata per non allarmare la cittadinanza”. Solo negli ultimi sei mesi, secondo le stime, sarebbero stati eliminati oltre 150 alberi a Pescara, in gran parte pini.

Un “corto circuito” di competenze – Uno dei punti centrali emersi nel confronto riguarda l’affidamento della gestione dei parchi cittadini a Pescara Multiservice, società partecipata comunale che storicamente si occupa di parcheggi e non possiede competenze in arboricoltura. La società avrebbe incaricato direttamente un singolo tecnico, Matteo Colarossi, per le valutazioni visive degli alberi. Tale metodo è gravemente insufficiente: la sola valutazione visiva dovrebbe rappresentare soltanto una fase preliminare, da integrare sempre con indagini strumentali (come stabilito da manuali ISPRA e da recenti sentenze del Consiglio di Stato). “Il rischio zero non esiste, ma il Comune sceglie la via più drastica senza adottare misure di cura o monitoraggio – è stato denunciato –. Si procede all’abbattimento sulla base di relazioni sommarie, senza trasparenza e senza informare la cittadinanza”.

Alberi “a rischio” lasciati in piedi per mesi – A sollevare ulteriori dubbi è il fatto che diversi pini dichiarati “a pericolo immediato” nelle perizie siano rimasti in piedi per mesi, talvolta per oltre un anno, contraddicendo la presunta urgenza dei tagli. Nel caso dei pini domestici colpiti da cocciniglia, viene sottolineato come esistano cure efficaci e relativamente economiche (60-100 euro per albero), ma nella quasi totalità dei casi non si interviene, lasciando che la pianta muoia per poi giustificare l’abbattimento.

Interesse economico e mancanza di trasparenza – Un tema ricorrente è il sospetto che dietro ai tagli vi siano interessi economici legati al conferimento del legname alle centrali a biomasse, una pratica redditizia che eviterebbe anche i costi di smaltimento. È stata chiesta chiarezza, senza esito alcuno, sulla destinazione del legname e la verifica di eventuali entrate nei bilanci comunali.

Tagliare un pino di 70 anni significa cancellare un pezzo di storia e di ecosistema urbano. Ogni albero ha un valore ambientale stimato in circa 20.000 euro tra produzione di ossigeno, ombra e assorbimento di CO₂. A Pescara questo valore sembra non contare nulla”, ha concluso Simona Barba.

L’abbattimento dei due pini dell’ex Caserma Cocco rischia così di diventare un nuovo simbolo di una gestione del verde cittadino sempre più contestata, dove la parola “cura” sembra essere sostituita da “eliminazione”.