PESACARA – Gli alberi cadono come birilli tutt’intorno alla Riserva Dannunziana. L’ultima vittima è una quercia: parte del lembo residuo di circa cinquanta alberi – quasi tutti pini – che sopravvivevano lungo il margine interno dopo la realizzazione, nel 2021, del tracciato di 600 metri del “Pendolo”. Un intervento che ha inciso direttamente nella Riserva, isolando questo bordo e condannandolo a una lenta scomparsa.
Quello che si osserva oggi, e che lentamente consuma il perimetro ma anche i bordi delle strade interne alla Riserva, è il classico “effet de lisière”: l’effetto bordo che in ecologia segna la transizione tra un habitat naturale e un ambiente disturbato. Alla Pineta Dannunziana il bordo non è una fascia sottile, ma una condizione diffusa che avanza anno dopo anno, trasformando l’area protetta in una sequenza di margini fragili e privi di protezione.
Incendi, tagli preventivi, parcheggi abusivi, compattazione del suolo: tutto concorre a ridurre l’area “core” (il cuore ecologico forestale) e ad amplificare il bordo. La biodiversità specialistica arretra o scompare, sostituita da specie opportuniste. Gli alberi di margine, più esposti a vento e stress idrico, diventano instabili e vengono abbattuti: ogni taglio non è solo una perdita individuale, ma un passo avanti della lisière che penetra verso l’interno.
Dietro a questa lenta erosione c’è un vuoto amministrativo che dura da 25 anni: dalla sua istituzione la Riserva Dannunziana non ha mai avuto una direzione scientifica né un serio piano di gestione. È stata trattata come un parco urbano, priva di monitoraggi, di fasce cuscinetto, di interventi di rinaturalizzazione mirati.
Oggi assistiamo al paradosso: un’area dichiarata “protetta” che di fatto è un’isola di verde residuale sotto assedio urbano, dove ogni emergenza viene gestita in modo episodico e mai con una visione ecosistemica. La mancanza di governance scientifica non è un dettaglio tecnico: è la causa primaria del degrado. Se si vuole salvaguardare la Riserva, servono azioni radicali:
- nomina immediata di una direzione scientifica indipendente;
- attuazione del PAN basato su dati e monitoraggi continui;
- creazione di zone tampone e barriere vegetali per ridurre l’effet de lisière;
- stop a interventi infrastrutturali che tagliano e frammentano ulteriormente l’habitat.
Fino a quando la Riserva Dannunziana sarà lasciata senza guida, ogni incendio, ogni albero abbattuto, ogni parcheggio abusivo non saranno incidenti isolati ma sintomi di un unico male: l’assenza di una gestione scientifica in un’area che dovrebbe essere il santuario naturale della città.





