Al Parco 8 marzo la “Pescara da curare”: Barba e Costantini tra verde, traffico e regole disattese

Al Parco 8 marzo la “Pescara da curare”: Barba e Costantini tra verde, traffico e regole disattese

PESCARA – Il Parco 8 marzo, nella zona sud di Pescara, è diventato questa mattina, 7 FEBBRAIO, il punto di partenza di un racconto che molti residenti conoscono bene: opere nate con buone intenzioni e finite per peggiorare la vita quotidiana. Un incontro pubblico, inserito nella campagna elettorale legata al nuovo voto in alcune sezioni cittadine (in particolare la sezione 137), che ha visto la partecipazione di Simona Barba, consigliera comunale uscente e presidente dell’associazione Radici in Comune, e di Carlo Costantini, candidato sindaco.

Il tono è stato quello di una conversazione “sul posto”, tra la gente, davanti a uno spazio verde che – nelle parole di Barba – rappresenta in modo quasi didascalico le “trasformazioni errate” della città: interventi pensati per migliorare, realizzati però senza una vera valutazione delle conseguenze. «A Pescara – ha insistito – si punta all’edificio o alla strada, ma non si guarda l’impatto complessivo sulla cittadinanza». E Pescara Sud, per Barba, è la dimostrazione più evidente: dalla riunificazione della pineta alla realizzazione di un’altra strada sempre dentro la Riserva, dalla demolizione dello svincolo a trombetta alla realizzazione del nuovo raccordo tra le case per non parlare di previsioni di nuove funzioni nell’area, con un filo rosso che resta sempre lo stesso: mancanza di visione e di misure compensative.

Tra i passaggi più forti, il riferimento agli interventi realizzati dentro i confini della Riserva Dannunziana: la rotonda e alcune scelte viarie vengono descritte come un colpo “al cuore”, perché ricadono su suolo dell’area protetta e producono effetti a catena. Uno, in particolare: il traffico che finisce per scaricarsi su via Silone, strada di servizio legata anche a una scuola, con inevitabili problemi di sicurezza e vivibilità (altro che strada scolastica!). «Il traffico porta rumore e smog – ha aggiunto – e qui, ad esempio mancano ancora pannelli fonoassorbenti, infrastrutture verdi, oltre che massicce misure compensative».

Barba ha poi spostato l’attenzione su un nodo urbanistico e simbolico: la possibile collocazione della Casa di Comunità al posto di un’area verde che, secondo quanto ricordato, era uno standard urbanistico essenziale per il quartiere, parte del “patto” che aveva reso possibile l’edificazione delle abitazioni circostanti. «Si straccia il PRG, si dimenticano norme e vincoli – è la critica – come se ogni volta si ripartisse da zero». Da qui l’idea che oggi la priorità non sia aggiungere slogan, ma cambiare metodo: «La città – ha detto – chiede una cosa immediata: cura. È come se fosse malata, piena di ferite. E la prossima amministrazione dovrà sanarle».

A raccogliere il testimone è stato Carlo Costantini, che ha riconosciuto in Barba un riferimento politico e culturale del percorso avviato con Radici in Comune. Poi ha allargato il quadro, con un messaggio che lega urbanistica e democrazia. Da un lato, l’idea che dietro interventi apparentemente infrastrutturali si muovano spesso interessi economici e trasformazioni che consumano suolo e spazi residui; dall’altro, la convinzione che Pescara non possa permettersi altro carico insediativo senza pagare un prezzo altissimo in termini di vivibilità.

Costantini ha insistito soprattutto su ciò che chiama “proiezione di medio-lungo periodo”: verde, forestazione urbana, regole certe. E ha citato, come esempio, la riduzione delle superfici verdi promesse in alcune aree di trasformazione, con un impatto che diventa anche climatico: più cemento significa più caldo, meno ombra, meno capacità della città di reagire alle ondate di calore.

Ma il suo intervento è diventato soprattutto un appello politico: il nuovo voto, ha detto, non è una “replica” inutile, ma la possibilità di restituire pienezza a un diritto. Ha invitato i presenti a non arrendersi all’idea dei numeri già scritti e a trasformare queste settimane in un lavoro capillare: parlare con le persone, informare, portare al voto chi ha titolo per farlo. La partita, ha spiegato, si gioca anche sulla partecipazione: più elettori tornano alle urne, più diventa reale la possibilità di cambiare l’esito.

Accanto ai due interventi principali, hanno trovato spazio anche voci dal quartiere. C’è chi ha raccontato com’era Pescara “prima”, quando dal lungomare e da alcune strade si vedeva il mare, e oggi invece lo sguardo finisce contro nuove costruzioni. C’è chi ha parlato dell’impatto concreto degli edifici alti: meno sole in casa, meno aria, una sensazione di oppressione. E sono emersi temi specifici: cambi di destinazione d’uso (da parcheggi di scambio a funzioni commerciali), traffico aggiuntivo e mezzi pesanti, e la domanda di fondo che torna sempre: chi decide davvero e con quale idea di città?

In chiusura, un promemoria pratico: alla scuola di via Anelli votano solo gli elettori della sezione 137, e proprio l’informazione – hanno sottolineato – rischia di essere la prima barriera all’esercizio del diritto di voto. Il senso della mattinata, però, resta nella parola “cura”: curare le ferite urbane, ma anche ricucire un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini, partendo da un parco di quartiere che, oggi, racconta più di molti convegni.