PESCARA – La mattinata di sabato 7 febbraio non si è esaurita nel momento pubblico al Parco 8 Marzo. Simona Barba e Carlo Costantini hanno proseguito il confronto direttamente nel quartiere, muovendosi a piedi tra strade, marciapiedi, ingressi delle palazzine e piccoli esercizi commerciali. Un vero e proprio tour porta a porta, fatto di strette di mano, scambi rapidi, domande dirette e racconti personali.
In questi incontri informali è emerso con chiarezza un dato che va oltre la campagna elettorale: una diffusa carenza di informazioni. Molti cittadini non erano pienamente consapevoli di essere chiamati nuovamente al voto, altri non sapevano se la propria sezione fosse interessata, altri ancora ignoravano modalità e date. Una situazione che ha reso necessario un lavoro supplementare di informazione di base, quasi di “alfabetizzazione civica”, sul diritto stesso di votare.
In questo contesto si inserisce una scelta politica precisa: Costantini ha inviato una lettera informativa a tutta la cittadinanza, spiegando le ragioni del nuovo voto e invitando alla partecipazione. Una comunicazione che, nei fatti, ha colmato un vuoto istituzionale, visto che nessuna analoga comunicazione è arrivata dal sindaco uscente. Una “sostituzione” che non nasce da protagonismo, ma dalla constatazione concreta che, senza un’azione diretta, una parte significativa della popolazione rischia di restare esclusa da un diritto costituzionale.
Il porta a porta diventa così non solo uno strumento di consenso, ma una necessità democratica. Durante le conversazioni sono affiorati malumori legati alla vivibilità quotidiana – traffico, rumore, trasformazioni urbanistiche percepite come calate dall’alto – ma anche un apprezzamento esplicito per la presenza fisica dei candidati. «Almeno qualcuno viene a spiegarci cosa succede», è una delle osservazioni ricorrenti raccolte lungo il percorso.
Accanto alle critiche, non sono mancati segnali di sostegno e incoraggiamento, soprattutto verso un metodo basato sull’ascolto e sulla relazione diretta. In molti casi, il dialogo si è trasformato in un passaparola immediato: indicazioni su vicini, parenti, conoscenti che abitano nelle vie della sezione interessata e che potrebbero non sapere di dover votare.
È in questo intreccio di informazione, ascolto e presenza che il tour nel quartiere assume un significato più ampio: non solo una campagna elettorale “di prossimità”, ma il tentativo di ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e politica, partendo dal gesto più semplice e fondamentale della democrazia: sapere che si può votare, e scegliere di farlo.





