Ecco l’intervento di Piero Rovigatti, candidato alle prossime elezioni dell’8 e 9 marzo, in occasione dell’evento pubblico di sabato 7 febbraio presso il Parco 8 marzo, in presenza di Simona Barba candidata consigliera comunale e di Carlo Costantini, candidato Sindaco
PESCARA – Piero Rovigatti ha spiegato di intervenire non solo per esprimere un sostegno politico, ma per chiarire perché è importante essere lì, in un luogo come il Parco 8 Marzo, e perché una scelta diversa di governo della città può davvero cambiare un andamento che osserva, studia e misura da molti anni, anche nel suo lavoro con gli studenti.
Arrivato a Pescara oltre trent’anni fa, Rovigatti ha ricordato una città che appariva più accogliente, forse meno “indurita” di oggi. Una città apprezzata non solo per i luoghi – la pineta, il mare – ma soprattutto per la qualità delle persone. Oggi, ha osservato, Pescara sta subendo una doppia aggressione: una privata e una pubblica. Entrambe hanno a che fare con l’urbanistica, con il rispetto delle regole e, in particolare, con il Piano regolatore, uno strumento che andrebbe conosciuto meglio ma che, soprattutto, viene sempre più spesso disatteso.
Da un lato c’è l’aggressione privata, legata a interessi edificatori che portano alla realizzazione di edifici fuori scala e fuori regola. Rovigatti ha indicato come particolarmente grave l’idea – fatta passare dall’attuale amministrazione – che l’altezza degli edifici non sia più un parametro urbanistico. «È come abolire uno dei comandamenti fondamentali della pianificazione», ha spiegato. Dove prima erano previsti limiti chiari, oggi si arriva a raddoppiare o triplicare le altezze, come dimostrano alcuni grandi interventi in corso, anche in aree sensibili come quelle prossime all’università. Un processo che, secondo Rovigatti, favorisce rendite straordinarie e interessi speculativi, soprattutto quando il controllo pubblico si indebolisce o diventa compiacente.
Accanto a questa pressione privata, Rovigatti ha denunciato un’aggressione pubblica ancora più paradossale, perché realizzata con fondi del PNRR. Risorse nate dopo la crisi pandemica per rilanciare l’economia e accompagnare la transizione ecologica, che dovrebbero tradursi in alberi, verde, continuità ecologica, spazi pubblici di qualità. «E invece – ha osservato – ci troviamo davanti a nuovi edifici che sostituiscono spazi verdi esistenti». Con una precisazione netta: i fondi del PNRR sono soldi a debito, che graveranno soprattutto sulle nuove generazioni. Utilizzarli per interventi non coerenti con quegli obiettivi significa, di fatto, indebitarsi per realizzare opere che non servono o che peggiorano la qualità urbana.
Rovigatti ha chiarito di non essere contrario ai servizi: la Casa di Comunità è un’ottima idea, così come lo sono asili, attrezzature pubbliche, edilizia sociale. Ma il punto è dove e come realizzarli. Farlo sacrificando spazi verdi già esistenti, soprattutto quelli di quartiere, è – ha detto – un errore di visione. «È come decidere di farsi una sala da biliardo in casa buttando giù il bagno: a un certo punto ti accorgi che non hai più il bagno».
Da qui la proposta di un lavoro sistematico di mappatura: rendere visibili, su una carta comprensibile a tutti, gli spazi che erano verdi e che nel tempo sono stati trasformati. Non per nostalgia, ma per mostrare l’effetto cumulativo di scelte prive di una strategia complessiva.
In conclusione, Rovigatti ha invitato a crederci, a fare passaparola e a sostenere un lavoro paziente di contatto diretto con i cittadini. Parlare con le persone, strada per strada, come stanno facendo Carlo Costantini e Simona Barba, non è solo campagna elettorale, ma un modo per rimettere al centro regole, visione e responsabilità collettiva sul futuro della città.
