Con le Roverelle abbattute Pescara perde la sua storia

Con le Roverelle abbattute Pescara perde la sua storia

Pescara uccide la sua storia: l’abbattimento delle querce secolari è un atto di ignavia e cecità amministrativa.

Quello che sta accadendo in queste ore al nostro patrimonio arboreo è di una gravità inaudita. Mentre scrivo, le motoseghe stanno cancellando segni identitari del nostro paesaggio che resistono da oltre 150 anni. Stiamo assistendo all’abbattimento di otto roverelle secolari, giganti della natura che hanno visto crescere la nostra città e che oggi vengono sacrificati sull’altare della burocrazia e dell’incompetenza.

La farsa delle valutazioni: “Crollo immediato” da tre anni? – Il pretesto per questa strage è una “lettera scarlatta”: la classe D. Secondo le schede di valutazione, queste querce sarebbero a rischio crollo immediato. Ma c’è un dettaglio che insulta la logica di chiunque: quelle valutazioni risalgono al 2023.

Siamo nel 2026 (prendendo atto del tempo trascorso dalle analisi citate) e quegli alberi sono ancora lì, maestosi e solidi. Se un medico vi dicesse che vi restano 15 giorni di vita e dopo tre anni foste ancora in piena salute, tornereste da quel medico?. Eppure, il Comune di Pescara si affida ciecamente allo stesso tecnico che ha emesso il verdetto, rifiutandosi di consultare esperti specializzati in querce, alberi tra i più robusti e resistenti in natura. È mancata la volontà di cercare una “seconda opinione” specialistica, preferendo restare nelle mani di un unico valutatore per una questione di pura inerzia procedurale.

Un danno economico e storico incalcolabile – Non stiamo parlando solo di “verde”, ma di monumenti viventi e di un patrimonio pubblico immenso. Secondo le stime tecniche, ogni quercia abbattuta ha un valore di circa 70.000 euro. Distruggere queste otto piante significa incenerire mezzo milione di euro di valore patrimoniale della città.

Ma il danno più atroce è quello storico – Queste roverelle sono la memoria di quando Pescara era fatta di strade di campagna; sono l’anima di via Pizzoferrato, via Maestri del Lavoro e via Arapietra. Una volta abbattute, non le avremo mai più. Nessuno oggi pianterà più roverelle. È come se decidessimo di abbattere Casa d’Annunzio solo perché “vecchia” o perché “potrebbe cedere un solaio”. Stiamo distruggendo la nostra storia per distrazione e ignavia.

Il silenzio di un’amministrazione “simulacro” – In Consiglio Comunale ho chiesto aiuto, ho chiesto risposte, ma mi sono trovata di fronte a un deserto. Sedie vuote, silenzio, una Giunta e un Sindaco assenti o nascosti dietro porte chiuse.

Chi governa davvero questa città? – Siamo ridotti a un simulacro, a un gioco delle parti che neanche Pirandello saprebbe descrivere, dove nessuno ha il coraggio di affrontare i problemi reali dei cittadini. È stato persino bocciato un emendamento che chiedeva semplicemente di mettere nero su bianco la volontà di tutelare il nostro patrimonio arboreo. Perché questa avversione verso il nostro verde? La tutela del paesaggio non è una questione di destra o di sinistra, è una questione di raziocinio.

La domanda di una bambina – Mentre osservavo le operazioni di abbattimento davanti a una scuola, una bambina di 10 anni mi ha guardata e mi ha chiesto: “Ma può essere che gli adulti non capiscono nulla e non sanno difendere le cose belle?”.

Oggi non ho saputo darle una risposta che non fosse un atto di accusa contro questa amministrazione. Siamo diventati una città che non sa più riconoscere il valore della bellezza e della propria memoria. Chiediamo l’immediata sospensione degli abbattimenti e una revisione specialistica delle valutazioni. Non possiamo permettere che l’ignavia di pochi cancelli il futuro e la storia di tutti i pescaresi.

Simona Barba – Consigliera Comunale AVS, Gruppo “Radici in Comune”