PESCARA – Continuando il ragionamento già effettuato per Piazza Alessandrini, la mancata visione di ciò che è necessario e l’approccio del non adeguamento ai bisogni della Città sono confermati sul rifacimento del cosiddetto water front fluviale.
Tutti ci siamo accorti che la pista ciclabile sul lungofiume nord è stata smantellata per un suo rifacimento finanziato dal PNRR. La precedente è stata fatta all’incirca una quindicina di anni fa, la nuova quindi dovrebbe essere giustificata sulla trasformazione in linea ai nuovi bisogni: ambiente, ombra, vivibilità. Ci si aspetterebbe cioè un cambio di passo, una rivoluzione.
Purtroppo non è cosi: come in Piazza Alessandrini l’aspetto estetico diventa motore di progettazione, e il nuovo intervento invece che prevedere area libere di suolo e verde che andrebbero a rendere salutare l’utilizzo della pista anche d’estate, prevede costosi frangisole e inutili e costose palme, anch’esse inutili, visto che non offrono nessuno servizio ecosistemico. Perché insistere su questi disegni stantii invece che pensare alla Città del futuro?
I waterfront nord e sud invece che rispondere ai finanziamenti PNRR che prevedono l’aumento della resilienza, e quindi l’adattamento ai cambiamenti climatici, rispondono ancora ad antiche logiche estetiche non funzionali, e soprattutto non necessarie a questa città. È sotto gli occhi di tutti la triste piazza di cemento realizzata di fronte alla Madonnina con le dannose palme nelle buche stile campo da golf. Non è piazza, non è verde, in sintesi non è uno spazio fruibile.
Ma i denari che si stanno spendendo, i cittadini e le cittadine dovranno restituirli, sotto forma di tasse, il PNRR infatti è sempre un debito, scontato del 30% circa, ma sempre debito è, con i suoi interessi che corrono. E lo spirito dell’investimento per il futuro anche qui viene mancato clamorosamente, a danno della Città.
