PESCARA – Se manca la bussola, se non si ha chiara quale sia la direzione strategica verso dove andare, è altamente probabile che le azioni, gli interventi che uno si accinge a fare facciano percorsi sbagliati.
Piazza Alessandrini è l’ultimo caso evidente e le critiche che arrivano da buona parte della città dovrebbero far capire a questa amministrazione che c’è qualcosa che non va, invece che arroccarsi.
Se analizziamo la situazione della vivibilità a Pescara, è evidente come la nostra città stia perdendo colpi, dati alla mano visibili in tutte le classifiche, da Legambiente all’ultima sulla Qualità della vita, pubblicata da Italia oggi. Abbiamo problemi di traffico, ambientali e di isola di calore.
Sul verde urbano, seguendo le dichiarazioni dell’amministrazione, sembrerebbe che una nuova sensibilità si stia facendo strada, eppure quando si realizzano i progetti si vede chiaramente che ciò che è dichiarato non diventa realtà. Se il Verde è un Bene, va valorizzato e protetto, come un bene architettonico, come un monumento.
Piazza Alessandrini invece è stata progettata come se fosse su un foglio bianco, unica cosa salvata è appunto il monumento storico al centro che diventa fulcro del disegno della piazza. Come mai il monumento non è stato demolito? Perché si riconosce il suo valore. Come mai le 18 alberature, tra pini e tassi e lecci esistenti sono state distrutte? Perché appunto non sono state riconosciuto nel loro valore.
I buoni progetti devono dialogare con l’esistente, a tenerne conto trasformandolo verso i nuovi bisogni.
In questo momento Pescara ha un bisogno disperato di un’implementazione di aree verdi e di suolo libero, ma si è deciso di andare a sacrificare quei 18 alberi perchè che non sono stati ritenuti di valore e non sono stati analizzati i bisogni della città.
È successo lo stesso con il rifacimento di via Pepe nella sua parte terminale su via Marconi. C’erano dei pini molto belli che davano ombra e se chiedete ai commercianti se son contenti che han tolto i loro pini di fronte, vi diranno che adesso l’estate soffrono tantissimo il caldo. Anche qui si è deciso di fare tabula rasa, di togliere tutti quanti i pini, di cementare una piazza colorata invece che decementificarla. Dei nuovi alberi alcuni sono già morti, altri sono sofferenti.
Sull’ area di risulta, anche qui la progettazione è riuscita a non vedere l’enorme pioppo, tant’è che il cantiere probabilmente ha minato le sue radici.
Nella Riserva: dopo che la nuova via Pantini ha tirato una linea dritta distruggendo una fascia boscata invece che adattarsi a essa, ora ci sarà bisogno di una nuova rotonda che si realizzerà sopra gli ultimi 6 pini tra via Nazionale Adriatica Sud e via Silone, perchè invisibili e senza valore.
Per il Circolo Tennis 19 alberi sono stati sacrificati per un progetto senza ripensamenti.
Nei fatti è importante oppure no il nostro patrimonio arboreo? I progetti parlano da soli
Ritornando a piazza Alessandrini ci sono altre molte cose tecniche che non andavano a fatte:
- aiuole: la terra libera non deve essere sopraelevata al piano di calpestio, ma deve essere sempre sotto, in maniera tale da prendere le acque circostanti e che il piano delle radici non sia posizionato in quota differente al piano del suolo. Eppure si sono fatte delle vasche stile ottocentesco sopraelevate;
- permeabilità: il sindaco dice che camminare sul cemento drenante è come camminare su un prato e tutto ciò è pericolosissimo, non si possono veicolare queste fake news.
Il suolo, il terreno libero è infatti proprio quello di cui Pescara ha bisogno disperatamente, dato un consumo del suolo superiore al 52%. Non avendo suolo libero, qualsiasi tipo di intervento dovrebbe avere come obiettivo di intensificare la superfice a terra, perché è il solo elemento che va a migliorare l’isola di calore insieme al verde; la betonella è cemento e si scalda quindi come il cemento, aumentando l’isola di calore.
Le compensazioni millantate poi per gli alberi perduti saranno sempre a bilancio negativo, sono i dati a dirlo, visto che per un grande albero la compensazione è pari a circa 30 giovani alberi, e non certo 2.
Piazza Alessandrini è quindi un test: si poteva integrare il verde esistente aumentando il suolo libero, in un progetto che valorizzasse i beni esistenti: suolo, alberi, e il monumento storico. Ma i primi due beni non sono stati visti, non sono stati riconosciuti appunto come valore.
E’ questo il vero problema nell’Amministrazione a Pescara, si parla soltanto del Verde, ma ancora non avviene il riconoscimento del suo valore. E le progettazioni sono conseguenti. Pescara continuerà così a perdere la sua vivibilità.
Sotto stato di fatto e progetto della piazza


