Incendio Riserva dannunziana: il Comune rinuncia a costituirsi parte civile

Incendio Riserva dannunziana: il Comune rinuncia a costituirsi parte civile

PESCARA – Quanto è importante la Riserva Dannunziana per la città di Pescara? Moltissimo: le persone la riconoscono come luogo identitario, sanno della sua fragilità e del suo valore naturalistico, paesaggistico e culturale. È il principale polmone verde urbano e un’area protetta istituita dalla Regione Abruzzo, un bene che appartiene idealmente all’intera comunità regionale e non solo ai residenti di Pescara.

Eppure, nell’udienza tenutasi oggi 5 marzo presso il Tribunale, relativa al procedimento penale per l’incendio del 2021 che ha devastato la Riserva, per l’ammissione delle parti civili, il Comune di Pescara mancava, in quanto non si è precedentemente costituito; sono invece state ammesse come parti civili le associazioni Gufi, Conalpa e Codacons, a testimonianza di quanto sia sentita, da parte della società civile, l’esigenza di chiedere giustizia per quanto accaduto.

Una decisione quella del Comune che lascia attoniti, perché arriva da quell’ente che, per legge, è deputato a essere gestore della Riserva regionale e a tutelarne l’integrità.

Ci si costituisce parte civile perché si vuole l’accertamento delle responsabilità dei fatti, perché si è realmente interessati agli esiti penali del procedimento e all’eventuale risarcimento dovuto. Significa affermare che la distruzione di porzioni della pineta non è un semplice “incidente”, ma un danno civile, morale e sociale per la città e per l’Abruzzo, e che tale danno deve trovare riconoscimento e ristoro nelle aule di giustizia.

Per la perdita che la città ha subito, per il danneggiamento di un bene fondamentale e insostituibile, costituirsi parte civile avrebbe dovuto essere un dovere morale e sociale prima ancora che un atto giuridico. Il Comune di Pescara, in quanto ente gestore della Riserva naturale regionale Dannunziana, ha la responsabilità di difendere il patrimonio che la Regione gli ha affidato: rinunciare a farlo in sede processuale significa venire meno, di fatto, a questo incarico di responsabilità verso la collettività.

È stata una scelta politica? O semplice noncuranza? Qualunque sia la risposta, il messaggio che arriva oggi ai cittadini è che la Riserva Dannunziana non è stata difesa con la determinazione che merita. Sicuramente si aggiunge un’altra triste pagina nella storia della nostra Riserva: un bene comune straordinario che meriterebbe invece una tutela piena, coerente e coraggiosa da parte di chi lo amministra in nome di tutta la comunità.

Simona Barba – AVS-Radici in Comune