PESCARA – La storia della scuola di periferia in via Sacco, ironia della sorte intitolata a Don Milani, è un simbolo nelle vicende che questa città ha purtroppo visto sulla gestione di quello che dovrebbero essere i beni comuni che, un pezzo alla volta, vengono rubati alla comunità. Perché di questo si tratta, di uno scippo.
La scuola, chiusa temporaneamente per renderla sicura, atto dovuto e necessario, è rimasta incagliata nelle maglie del PNRR, perché ricordiamoci che alla sicurezza si pensa solo quando ti offrono denari: dopo i contratti di appalto andati a male, mentre il tempo passava, il PNRR è scaduto.
Nel frattempo le famiglie hanno iscritto i loro figli in altri plessi, e pensando che ormai la scuola fosse solo un ricordo, la nostra Amministrazione sta organizzandosi per chiuderla definitivamente.
La migliore scuola sicura sarà quella che non c’è.
Ma una comunità non dimentica, ed essere stata allontanata con la promessa di un futuro migliore per le proprie figlie e figli, mentre invece si decide l’utilizzo dell’edificio per altre funzioni, ha il sapore amaro dell’inganno. Ormai siamo abituati a Pescara che esistono due stagioni: la stagione delle costruzioni, al centro, e la stagione delle demolizioni, in periferia; infatti di questo si tratta: di una demolizione di una scuola, e quindi di una comunità.
Dalla teoria urbanistica dell’unita di vicinato a quella nuova della città dei 15 minuti, la scuola è sempre pensata come il centro di un quartiere: la scuola diventa centro civico, catalizzatore di attività per tutta la giornata, fulcro culturale, sociale e democratico. Nelle ricostruzioni la prima cosa alla quale si pensa è ridare la scuola, perché è chiaro a tutti che sia uno dei motori principali di forza e quindi di aggregazione. Ma se si demolisce una scuola, l’ultima rimasta del quartiere, se la si distrugge, quale teoria si sta seguendo? Vorrei conoscerla. Se un bene comune primario viene eliminato, quale obiettivo si sta perseguendo per la nostra periferia ormai abbandonata?
Nel PNRR tantissimi fondi sono stati dati per la coesione sociale, perché è chiaro in Europa che questa sia la base: la coesione è ricchezza, sicurezza e crescita per una comunità. Eppure a Pescara, è bene ricordarlo, con i fondi della coesione sociale si è rifatta la pavimentazione a corso Umberto e piazza Sacro Cuore, e altre amenità.
Alle famiglie di Rancitelli tutto ciò è molto chiaro, e vedersi togliere quella che era una scuola ricordata da tutti come di eccellenza, di sperimentazione, di baluardo per l’educazione delle bambine e dei bambini, viene subito come un vero atto di ingiustizia, di iniquità sociale e di colpevole superficialità. E una Amministrazione che snocciola le varie pastoie burocratiche che impediscono la riapertura della scuola manifesta solo la sua inadeguatezza ad amministrare per l’interesse del bene comune, nulla più.
