PESCARA – Nel panorama della mobilità urbana di Pescara, gli ultimi anni hanno visto fiorire iniziative ambiziose che sembravano promettere di rivoluzionare gli spostamenti cittadini in chiave sostenibile. Tuttavia, dietro l’entusiasmo delle presentazioni ufficiali e dei comunicati stampa a volte si nasconde una realtà che solleva interrogativi.
Il Comune di Pescara ha investito risorse significative negli “EcoMobility Point“, dieci postazioni strategicamente distribuite sul territorio cittadino, finanziate attraverso il POR FESR Abruzzo 2014-2020. Lodevole l’idea alla base del progetto: offrire ai possessori di biciclette elettriche private un servizio di ricarica a costi contenuti – appena 0,50 euro ogni mezz’ora, con i primi trenta minuti gratuiti – accessibile tramite una web app dedicata. Le postazioni, inoltre, sono state dotate di videosorveglianza, Wi-Fi gratuito e vani sicuri con prese Schuko e USB per custodire gli alimentatori durante la ricarica.
Ma questi EcoMobility Point hanno mai realmente assolto alla loro funzione? Quante persone effettivamente utilizzano questi punti di ricarica? Esistono dati concreti sul numero di utenti registrati alla web app, sul numero di ricariche effettuate, sul tasso di utilizzo delle diverse postazioni? Senza questi numeri risulta difficile valutare se l’investimento pubblico abbia prodotto i risultati sperati o se queste strutture siano diventate installazioni urbane sottoutilizzate.
Accanto agli EcoMobility Point, anni fa venne peresentato anche “Liberi In Bike“, un servizio di bike sharing innovativo ed ecosostenibile. Il sistema, basato sull’app MyCicero, prometteva un’esperienza semplice – “Scegli, Preleva, Pedala, Restituisci” – con biciclette sia tradizionali che a pedalata assistita, localizzabili e prenotabili presso le stazioni di posteggio e ricarica. Ma questo servizio è stato mai effettivamente attivato? Le biciclette sembrano non essere più disponibili nelle postazioni realizzate. Quanti utenti hanno scaricato l’app e utilizzato il servizio? Anche in questo caso, l’assenza di dati concreti alimenta il dubbio che possa trattarsi di un’iniziativa rimasta più sulla carta che nella realtà quotidiana dei pescaresi.
La situazione appare critica quando si considera che questi progetti sono stati inseriti in un contesto dove le infrastrutture basilari per la mobilità ciclistica presentano curiose lacune significative. È davvero possibile che l’aeroporto di Pescara, situato all’interno del tessuto urbano tra Pescara e San Giovanni Teatino, non disponga al suo interno, tra parcheggi auto, di stalli per biciclette? Come si giustifica questa assenza in una struttura che è persino collegata alla città da una pista ciclabile?
La questione dell’aeroporto è emblematica di una disconnessione tra le ambizioni di sostenibilità e la realtà sul campo. Un viaggiatore che decidesse di raggiungere lo scalo in bicicletta si troverebbe nell’impossibilità di parcheggiare il proprio mezzo in sicurezza, vanificando di fatto la presenza della pista ciclabile. Questo paradosso solleva interrogativi sulla coerenza delle politiche di mobilità sostenibile: si investono risorse nella realizzazione di piste ciclabili, ma si trascurano i punti di arrivo, rendendo di fatto inutilizzabili le infrastrutture create.
Quanto è costata complessivamente questa serie di iniziative per la mobilità sostenibile? Qual è stato il ritorno sull’investimento in termini di utilizzo, riduzione del traffico veicolare e delle emissioni inquinanti? Esistono report di valutazione che analizzino l’impatto reale di questi progetti sulla qualità della vita urbana?
Nel confronto con altre realtà urbane, dove i sistemi di bike sharing funzionano efficacemente grazie a una progettazione che tiene conto delle reali esigenze di mobilità, con alcuni progetti ambiziosi che faticano a tradursi in servizi realmente fruibili dalla cittadinanza, Pescara sembra trovarsi in una situazione di stallo.
Questi progetti hanno realmente migliorato la mobilità sostenibile a Pescara o hanno rappresentato esempi di opportunità mancate, di risorse investite senza una reale comprensione della domanda?










