PESCARA – Sono giorni che leggo e sento parlare intorno al crocifisso nelle aule, mentre non vedo alcun dibattito pubblico , se non poche voci isolate, che affronti il tema del futuro delle nostre città abruzzesi.
Se nell’agenda 2030 si parte dalle città per molti degli obiettivi da raggiungere è perché le città sono il fronte, dove tutto accade e si delinea, perché qui vive la stragrande maggioranza delle persone. E il governo del territorio è il pianerottolo dal quale fare partire la nostra scala di interventi.
Ma se non si affrontano in maniera coordinata il destino delle aree, la trasformazione verso il suolo libero, il blocco della cementificazione, la mobilità, la forestazione, la protezione dei lungofiumi e del litorale , mentre riusciamo a parlare sui crocifissi e ognuno a dire la propria, allora penso che culturalmente abbiamo alzato le mani e ci stiamo arrendendo al nostro destino.
Succube di una errata concezione di mobilità e città, l’area di risulta diventerà un parcheggio di scambio, con un nuovo accentratore di traffico e di calore, come la sede della Regione, e nel frattempo il decantato parco di tre ettari verrà realizzato e poi sfasciato per la bonifica futura che comunque andrà fatta, per quanto il Comune pensi che possa rimanere nel limbo di una prima messa in sicurezza (di certo progettata come non permanente).
E i piani con i quali ci si fa belli, come quelli del verde e della mobilità, diventano sempre più facoltativi e non stringenti, visto che le aree pubbliche e gli standard urbanistici che ci servono per vivere vengono sempre più erosi, come dimostra il destino del fiume, come dimostrano le aree verdi sul lungomare sud appena derubricate a parcheggi.
E la mie domande finali sono: perché tutti oggi riescono a dire qualcosa su un simbolo, come quello del crocifisso, mentre non si ha molto da dire sulla realtà che stiamo vivendo e che stanno trasformando distorcendola verso un futuro peggiore? Perché non abbiamo la stessa energia nelle valutazioni delle trasformazioni del nostro territorio?
I simboli ci servono a riconoscere le cose, anche a controllarle. E allora troviamo subito un simbolo che rappresenti quale visione abbiamo delle nostre città, perché al momento mi pare che non si abbia alcuna idea.
Simona Barba – Presidente Radici in Comune
