Regione Abruzzo: la finta retromarcia sulla legge urbanistica

Regione Abruzzo: la finta retromarcia sulla legge urbanistica

La Regione prova a presentare le modifiche alla legge urbanistica come una correzione del tiro, ma in realtà non c’è una vera retromarcia. L’eliminazione del comma 11-bis non basta, perché il problema resta nel comma 3, che continua ad allargare i casi di compatibilità e apre di fatto la strada ai cambi di destinazione d’uso, soprattutto da strutture ricettive a residenze. Il nuovo comma 4 può sembrare più ordinato, ma non chiude davvero la porta se l’impianto generale della norma resta permissivo. Per questo non c’è nulla da festeggiare: le associazioni porteranno osservazioni al Ministero, perché la legge va cambiata nella sostanza, non solo nella forma.

La Regione prova a presentare le ultime modifiche come una correzione del tiro per non avere l’impugnazione della legge che va a modificare la legge 58 sull’urbanistica Ma una vera retromarcia, sull’urbanistica, non c’è. Il pericoloso comma 11-bis che faceva saltare le verifiche di conformità rispetto al PRG viene eliminato, sì, ma il punto vero resta un altro: modificando il famoso comma 3, la norma continua ad aprire la strada ai cambi di destinazione d’uso, soprattutto da strutture ricettive a residenze

È che passa la scorciatoia. Si toglie la parte più contestata, ma si conserva l’impianto che rende più facile trasformare un immobile da una funzione all’altra E proprio per questo non c’è da cantare vittoria: la legge non è stata davvero invertita, è stata solo riscritta in modo più morbido.

Il problema non è teorico. Se le strutture ricettive possono diventare residenze con maggiore facilità, cambiano gli equilibri di interi quartieri: aumentano le pressioni immobiliari, si indebolisce la funzione pubblica del piano regolatore e si rischia di perdere servizi, spazi comuni, parcheggi e verde .La città viene resa più fragile.

Il nuovo comma 4 inserito può sembrare più ordinato e persino più restrittivo, perché richiama le normative di settore e la possibilità per i Comuni di fissare condizioni. Ma se il comma 3 resta ampio, quella cornice non basta a bloccare il problema. In pratica, il comma 4 non chiude la porta: la disciplina del comma 3 continua a fare da varco ai nuovi cambi di destinazione d’uso, soprattutto da strutture ricettive a residenze

Non basta quindi togliere il comma 11-bis se il comma 3 continua a funzionare come il varco che apre ai nuovi cambi di destinazione d’uso La Regione non ha chiuso la porta ai cambi d’uso; le ha cambiato la cornice, e questo basta a dire che non siamo davanti a una vera retromarcia.

Per questo la battaglia non finisce qui. Le associazioni stanno preparando osservazioni al Ministero proprio su questo punto, perché il testo non va solo corretto nella forma: va cambiato nella sostanza, per evitare che una finta retromarcia si traduca nell’ennesima scorciatoia per la rendita e per le trasformazioni immobiliari fuori controllo.

La legge va ancora cambiata davvero, non solo aggiustata nella forma.

Simona Barba – Presidente Radici in Comune