PESCARA – Un autobus serve a portare le persone dove devono andare. Sembra una considerazione banale, ma diventa una domanda concreta quando si discute del nuovo terminal di Pescara: stiamo progettando lo spazio dove concentrare i mezzi oppure una rete capace di collegare meglio la città?
Per Radici in Comune il confronto deve partire da qui. Prima di confermare un grande capolinea nell’Area di Risulta, occorre verificare quanti transiti attraverso le strade urbane siano necessari, quali percorsi possano essere razionalizzati e dove sia più utile organizzare arrivi, partenze e coincidenze.
Ridurre i transiti evitabili può consentire di offrire un servizio migliore. Una rete ben organizzata deve raggiungere scuole, ospedali, luoghi di lavoro e quartieri, mantenendo un collegamento efficace con la stazione ferroviaria. Per riuscirci bisogna conoscere le destinazioni dei passeggeri e confrontare soluzioni diverse, valutando tempi di viaggio, frequenze, accessibilità e attese.
La concentrazione dei capolinea in centro comporta anche percorsi di ingresso e uscita, soste e manovre. Sono funzioni che occupano spazio e incidono sulle strade attraversate. La loro collocazione deve quindi essere una scelta motivata dentro il disegno complessivo del trasporto pubblico.
Le osservazioni di diverse associazioni al progetto approvato nel 2018 proponevano già capolinea distali, una diversa localizzazione del terminal extraurbano e fermate di transito e interscambio presso la stazione. Sono alternative da mettere oggi alla prova, con dati aggiornati e un confronto pubblico.
Il Consiglio comunale aperto del 27 ottobre offre l’occasione per farlo. La messa in sicurezza del terminal attuale deve procedere subito; per quello futuro chiediamo una revisione del progetto fondata su uno scenario di mobilità più logico e sostenibile. Collegare meglio Pescara, ridurre i transiti evitabili e restituire spazio alla città: questi devono essere gli obiettivi da cui far discendere il nuovo terminal.
