PESCARA – Alla Festa dell’Unità in Piazza Santa Caterina il confronto sul futuro dell’area centrale di Pescara. Simona Barba porta nel dibattito la posizione di Radici in Comune: «Dieci ettari potevano rappresentare il riscatto della città». Al centro dell’intervento anche mobilità, rischio idraulico e bonifiche.
Il futuro dell’Area di Risulta è stato uno dei temi al centro della Festa dell’Unità “La Città del Sole”, organizzata sabato 26 settembre in Piazza Santa Caterina da Siena a Pescara. Nel programma della giornata, alle ore 18, l’incontro “Quale futuro per l’Area di Risulta”, con gli interventi del consigliere regionale Luciano D’Amico, dell’ingegnere Angelo Filograsso, del consigliere comunale Francesco Pagnanelli e di Simona Barba, presidente di Radici in Comune. A moderare il confronto Alessandro Capodicasa, segretario del circolo PD Castellammare.
Un’occasione per tornare a discutere pubblicamente di uno dei nodi urbanistici decisivi per il futuro di Pescara, proprio mentre la trasformazione dell’Area di Risulta comincia ad assumere una dimensione materiale: il 23 settembre è stato posizionato il primo pilastro prefabbricato del silos parcheggio.
Il confronto ha messo sul tavolo diversi aspetti del progetto: la futura sede della Regione Abruzzo, i parcheggi, la mobilità, il ruolo del nodo ferroviario, il rapporto tra centro e periferie e la necessità di ragionare ormai alla scala della futura Nuova Pescara. Ma ha riportato soprattutto al centro una domanda che Radici in Comune pone da anni: quale occasione sta perdendo Pescara rinunciando a destinare al grande parco centrale la parte più consistente possibile dei circa dieci ettari dell’Area di Risulta?
È su questo punto che Simona Barba ha concentrato il proprio intervento, riallacciandosi a una battaglia condotta prima in Consiglio comunale e poi attraverso Radici in Comune.
«Quei dieci ettari potrebbero rappresentare il riscatto di questa città, per il suo futuro e per la sua vivibilità», ha ricordato Barba. E proprio il primo pilastro del silos, celebrato pochi giorni prima dall’amministrazione comunale, è diventato nella sua lettura il simbolo della direzione intrapresa: «Da 40 anni si aspetta un ospedale, una scuola, un’area verde, non si aspetta un parcheggio», ha osservato, ricordando come per quell’area fosse stata prevista la realizzazione del grande parco centrale.

Il parco come residuo delle altre funzioni
Il punto, per Radici in Comune, non è soltanto quanto verde rimarrà alla fine dell’intervento, ma quale modello urbano si sta costruendo. Dei circa dieci ettari disponibili, una parte viene destinata alla sede regionale, altre superfici ai silos, al parcheggio interrato e al terminal bus. Al verde, ha ricordato Barba, resterebbero circa tre ettari, 30 mila metri quadrati. È il ribaltamento della prospettiva che l’associazione contesta da anni: il parco non costituisce più l’elemento strutturante attorno al quale organizzare le altre eventuali funzioni, ma ciò che rimane dopo averle collocate.
Per Barba si tratta di una scelta che non può essere separata dalle condizioni ambientali di Pescara e dalle trasformazioni climatiche in corso. La pianificazione territoriale, ha sostenuto, non può essere il risultato di decisioni episodiche, ma deve confrontarsi con dati e conoscenze scientifiche, con la necessità di recuperare suolo permeabile, ridurre le temperature urbane e governare diversamente la mobilità.
Da qui una delle immagini più efficaci utilizzate durante l’incontro: il rischio che l’Area di Risulta finisca per diventare la metafora della stessa Pescara, una «città di risulta», fatta «da pezzi e pezzetti, senza una visione, senza un collegamento, senza una funzione vera per i cittadini».
Portare ancora automobili nel cuore della città
Un secondo elemento dell’intervento ha riguardato la mobilità. Sede regionale, silos, parcheggio interrato e terminal rappresentano, nella lettura di Barba, altrettanti attrattori di traffico collocati nel centro della città. È proprio questo modello a essere contestato. Un parcheggio di scambio dovrebbe servire a intercettare i veicoli prima che raggiungano le zone centrali, non a portarli nel cuore urbano. E la concentrazione di nuove funzioni nell’Area di Risulta rischia invece di produrre l’effetto opposto: aumentare gli spostamenti diretti verso il centro anziché favorire una città policentrica e una diversa organizzazione della mobilità.
Il tema ha dato luogo anche a un confronto con il pubblico; da un intervento è arrivato l’invito a considerare un altro elemento: l’Area di Risulta è probabilmente il luogo più accessibile della città attraverso il trasporto pubblico, grazie alla stazione ferroviaria e alla presenza del trasporto rapido lungo l’asse metropolitano, richiamando la necessità di superare i confini comunali e ragionare attraverso un vero piano della mobilità della Nuova Pescara e dell’area più vasta.
Barba ha raccolto la sollecitazione, ma ne ha tratto una conclusione diversa: proprio una città policentrica dovrebbe puntare su servizi diffusi, evitando di concentrare ulteriormente funzioni nel centro. L’elevata accessibilità dell’area ferroviaria non significa necessariamente che tutte le attività debbano essere collocate lì.
Il PSDA e una città sempre più impermeabile
Il ragionamento si è quindi allargato al Piano Stralcio di Difesa dalle Alluvioni (PSDA). Barba ha richiamato il livello di artificializzazione del territorio pescarese e le indicazioni dell’Autorità di bacino sulla pericolosità idraulica di ampie porzioni della città.
La questione posta è sostanziale: in una città fortemente impermeabilizzata e attraversata da un fiume, le indicazioni derivanti dagli studi sul rischio idraulico dovrebbero diventare uno degli elementi fondamentali della pianificazione. E invece, ha osservato Barba, diverse amministrazioni hanno promosso un ricorso contro il Piano, le cui prescrizioni inciderebbero anche su alcune opere previste nell’Area di Risulta, in particolare quelle interrate o in trincea.
Per Radici in Comune è proprio qui che emerge la necessità di cambiare prospettiva: il verde urbano non è uno spazio rimasto inutilizzato, ma un’infrastruttura indispensabile per una città chiamata ad affrontare temperature crescenti, eventi meteorologici estremi, impermeabilizzazione dei suoli e qualità dell’aria.
Una bonifica a due velocità?
Nella parte finale del confronto Barba è tornata su un altro nodo: quello della contaminazione dei terreni e degli interventi previsti nelle diverse porzioni dell’Area di Risulta. La questione posta durante l’incontro è molto precisa: perché nelle aree interessate dalla realizzazione dei parcheggi si procede con interventi di bonifica, mentre nell’area destinata al futuro parco si interviene con una messa in sicurezza?
Barba ha sintetizzato la contraddizione con un’immagine: «C’è una città di serie A e una città di serie B: la città di serie A è il parcheggio, la città di serie B è il verde». Secondo quanto riferito nel suo intervento, nelle aree destinate ai silos si starebbe procedendo alla bonifica, mentre nell’area destinata al parco sarebbe prevista una messa in sicurezza.
Da qui anche l’interrogativo rivolto indirettamente alla Fondazione Pescarabruzzo, chiamata a contribuire economicamente alla realizzazione del parco: cosa accadrebbe se, una volta completato l’intervento, venisse individuato il responsabile dell’inquinamento con obbligo di bonifica dei terreni?
È una questione che merita risposte puntuali prima della realizzazione definitiva del parco, proprio per evitare che risorse destinate alla sua sistemazione vengano impiegate su un’area sulla quale potrebbero rendersi necessari nuovi interventi.
Un’occasione che non torna
Dal confronto di Piazza Santa Caterina sono emerse posizioni non del tutto sovrapponibili, ma anche una questione sulla quale è difficile non interrogarsi: l’Area di Risulta rappresenta una risorsa urbana irripetibile. Una volta costruiti i silos, realizzato il terminal, scavato il parcheggio interrato e occupato un ettaro con la sede della Regione, quelle superfici non saranno più disponibili per immaginare un diverso assetto della città.
È per questo che Radici in Comune continuerà a porre la questione del grande parco centrale e della necessità di una pianificazione capace di tenere insieme verde, adattamento climatico, mobilità, salute e qualità dello spazio pubblico. Perché la domanda posta durante l’incontro delle 18 non riguarda soltanto “quale futuro per l’Area di Risulta”. Riguarda, inevitabilmente, quale futuro vogliamo per Pescara.
