Cocciniglia a Pescara, cronologia di una morte annunciata

Cocciniglia a Pescara, cronologia di una morte annunciata

Dal focolaio riconosciuto nel 2021 alla diffida del 2026: cinque anni di allarmi, impegni, interventi parziali e pini perduti. Ricostruire la sequenza dei fatti serve a conservare una memoria collettiva di quanto era noto e di quanto è stato fatto.

A Pescara la cocciniglia tartaruga del pino, Toumeyella parvicornis, non è un’emergenza scoperta oggi. La sua presenza sul territorio cittadino era ufficialmente nota già nel 2021, quando la Regione Abruzzo ne attestava la presenza. Nello stesso anno un decreto ministeriale stabiliva le misure fitosanitarie di emergenza per contrastare questo organismo nocivo.

Da allora sono trascorsi cinque anni. Abbiamo visto progressivamente diradarsi le chiome, comparire la fumaggine, aumentare gli alberi in sofferenza e infine morire e venire abbattuti numerosi esemplari. Nel frattempo non sono mancati allarmi, segnalazioni, interrogazioni, atti consiliari e richieste di intervento.

Vale allora la pena ricostruire questa storia. Non per sostenere che in questi anni non sia stato fatto nulla – interventi ci sono stati – ma per ricordare quando il problema era già conosciuto, cosa veniva chiesto, quali impegni furono assunti e quali risultati risultano dagli atti.

Nel corso del 2023 la situazione dei pini e la diffusione della cocciniglia vengono portate ripetutamente all’attenzione pubblica attraverso iniziative, segnalazioni e attività delle associazioni impegnate nella tutela del patrimonio arboreo cittadino. A dicembre il problema approda formalmente anche in Consiglio comunale: il 18 dicembre 2023, durante la discussione del Documento unico di programmazione, viene approvato un ordine del giorno che chiede di reperire risorse e programmare tempestivamente trattamenti endoterapici sul patrimonio arboreo interessato.

Alla fine del 2023, dunque, l’infestazione non soltanto è conosciuta: è ormai una questione formalmente posta all’attenzione dell’Amministrazione comunale.

Nel 2024 gli allarmi continuano. Vengono documentati pini in evidente sofferenza in diverse parti della città e il tema arriva più volte in Consiglio comunale. Il 27 agosto, rispondendo a un’interrogazione di Simona Barba, allora consigliera comunale di AVS-Radici in Comune, l’assessore competente comunica che entro settembre sarebbero stati trattati con endoterapia circa 1.230 pini domestici, sui circa 4.200 presenti in città, grazie a uno stanziamento di 175 mila euro.

Era un intervento che consideravamo ancora insufficiente rispetto alle dimensioni del problema, ma certamente importante.

Passa settembre. In ottobre Barba presenta una nuova interrogazione per sapere quanti pini siano stati effettivamente trattati, quali strade siano rimaste eventualmente escluse e se si intenda finanziare un’ulteriore campagna per arrivare ad almeno 2.000 esemplari.

La risposta arriva a novembre e fotografa una situazione molto diversa da quella annunciata ad agosto: nel mese di settembre 2024 non risultano effettuati trattamenti fitosanitari. Gli interventi comunicati riguardano soltanto via Luisa D’Annunzio e via De Titta, per complessive 96 endoterapie e 35 potature fitosanitarie.

È un passaggio importante nella storia che stiamo ricostruendo. Non siamo di fronte soltanto a una generica richiesta di maggiore attenzione al verde: esiste un impegno quantitativamente definito, assunto pubblicamente in Consiglio comunale, seguito pochi mesi dopo da una verifica sul numero degli interventi effettivamente eseguiti.

Nel 2025 il problema rimane aperto. Viene proposta anche una variazione di bilancio di 100 mila euro specificamente destinata ai trattamenti fitosanitari, partendo da una considerazione difficilmente contestabile: curare un albero significa anche evitare i costi ambientali ed economici che derivano dalla sua morte, dall’abbattimento, dallo smaltimento e dall’eventuale sostituzione.

Il 12 agosto 2025 Radici in Comune decide quindi di coinvolgere direttamente i cittadini. Con l’iniziativa “Segnalazione per salvare i nostri pini” mettiamo a disposizione un modello per comunicare al Comune la presenza di alberi infestati, spiegando quali sintomi osservare, quali fotografie allegare e a quali uffici indirizzare le segnalazioni.

Non era il primo allarme. Ricordavamo già allora le precedenti interpellanze in Consiglio comunale, le richieste di intervento, le segnalazioni degli alberi malati, gli articoli e i post pubblicati negli anni precedenti. Era il tentativo di moltiplicare gli occhi sulla città e rendere ancora più evidente un fenomeno che ormai era difficile non vedere.

Nel 2026 la discussione cambia inevitabilmente natura. Non parliamo più soltanto di pini infestati che rischiano di morire: cominciamo a contare quelli che sono già morti.

Piazza Salvo D’Acquisto, Piazza Romita, Villa Basile e altre zone della città mostrano alberi secchi o irrimediabilmente compromessi. Alcuni vengono abbattuti. Diventa quindi necessario conoscere con precisione la consistenza del patrimonio di pino domestico, quanti esemplari siano stati trattati anno per anno, con quale frequenza, quanti siano morti e quanti possano ancora essere salvati.

Il Comune sostiene di avere effettuato dal 2021 migliaia di interventi di endoterapia e annuncia ulteriori trattamenti. Sono informazioni che vanno considerate e verificate nella loro interezza. Ma proprio la storia degli anni precedenti dimostra perché il numero complessivo, da solo, non basta: occorre sapere quando sono stati effettuati gli interventi, su quanti alberi, con quale continuità e secondo quale programmazione.

Il 25 agosto 2026 Radici in Comune compie quindi un ulteriore passo, inviando formalmente al Comune una diffida e richiesta di intervento. Non chiediamo genericamente di “fare qualcosa”. Chiediamo dati e risposte verificabili: quanti pini domestici sono presenti, quanti sono stati trattati, quanti abbattuti, quanti risultano compromessi, quale sia la situazione delle aree maggiormente colpite e quale programmazione sia prevista per gli alberi ancora recuperabili.

Il 9 settembre, a quindici giorni dall’invio, rendiamo pubblico che l’unico riscontro ricevuto è la comunicazione automatica di protocollazione della diffida, registrata con protocollo n. 0159027 del 25 agosto 2026.

Ora siamo arrivati alla fine di settembre.

Ricostruire questa cronologia non significa affermare che a Pescara, in cinque anni, non sia stato fatto nulla. Gli interventi ci sono stati e proprio per questo chiediamo che siano ricostruiti e resi leggibili nel loro insieme.

La domanda è un’altra: sono stati tempestivi, sufficientemente estesi e soprattutto continui rispetto alla velocità con cui l’infestazione stava interessando il patrimonio cittadino? E se il problema era ufficialmente conosciuto almeno dal 2021, come siamo arrivati ad avere oggi tanti pini gravemente compromessi o già perduti?

Le fotografie raccontano lo stato degli alberi oggi. Gli atti, le interrogazioni, gli ordini del giorno e le segnalazioni raccontano invece da quanto tempo sappiamo ciò che stava accadendo.

È per questo che abbiamo voluto rimettere in fila i fatti. La memoria, in questo caso, non serve soltanto a ricostruire il passato: serve a comprendere e valutare ciò che viene fatto oggi e, soprattutto, a evitare che domani la perdita dei pini di Pescara possa essere raccontata come qualcosa di improvviso o inevitabile.