PESCARA – Le recenti dichiarazioni del Sindaco Carlo Masci riportate dagli organi di informazione in merito alla gestione della Riserva Dannunziana di Pescara, appaiono come un’operazione di maquillage politico che ignora volutamente le criticità strutturali che emergono di continuo all’interno di confronti pubblici che avvengono al di fuori delle stanze blindate e ovattate del Palazzo.
I fatti parlano chiaro. Certamente – Il Sindaco afferma con orgoglio che “la Pineta è curata” e che “chi dice il contrario dice una falsità”. Ma allora come si spiega, ad esempio, l’evidente stato di abbandono documentato dalle immagini lungo via della Bonifica, proprio nel cuore del perimetro protetto della Riserva? Rifiuti ingombranti abbandonati da diverse settimane, in un’area che dovrebbe essere oggetto di monitoraggio quotidiano da parte della cosiddetta “task force” composta da cooperative, ditte appaltatrici, protezione civile e operai comunali. Possibile che nessuno veda nulla? O peggio: possibile che, vedendo, nessuno sia intervenuto?
Il vuoto di governance: una responsabilità politica e amministrativa – La narrazione del Sindaco ignora completamente il nodo principale emerso nel dibattito cittadino: la mancata costituzione del comitato di gestione della Riserva e della sua Presidenza scientifica, previsti dalla normativa e mai attivati. Questo vuoto istituzionale ha prodotto una frammentazione operativa che disperde risorse, rallenta gli interventi, e impedisce una pianificazione strategica fondata su basi tecnico-scientifiche. Al di là degli uffici comunali, all’assenza di una cabina di regia qualificata, con competenze ecologiche e gestionali, è la prova più evidente dell’approssimazione con cui è stata amministrata l’area protetta regionale.
La trasparenza è una promessa tradita – Il Sindaco rivendica milioni di euro investiti, ma senza fornire alcun dettaglio pubblico, analitico e consultabile sui risultati ottenuti. I fondi regionali destinati alla riserva – 80.000 euro nel 2021, 200.000 euro per l’emergenza incendi, e appena 9.000 euro annui dal 2022 – non trovano riscontro in interventi visibili e sistemici. E i milioni di euro snocciolati per cosa servono? Forse per la Costruzione di un edificio nel comparto 4? Forse per la realizzazione del muro di recinzione, che insieme al Pendolo taglia fuori un lembo di Riserva e che sta costando ben 500.000 euro? Tante opere grigie una Riserva che è a protezione della biodiversità, troppe. A che titolo si parla di “cura” quando il territorio appare trascurato, le recinzioni inutili e le aree percorse dal fuoco ancora senza un piano ecologico credibile di rigenerazione? Inutile parlare di fondi se non c’è una governance coerente, qualificata e costante della Riserva.
La riserva come occasione mancata di rigenerazione urbana – Come associazione Radici in Comune, ribadiamo la nostra visione: la Riserva Dannunziana deve tornare ad essere un bene comune, parte integrante della vita urbana, un laboratorio di sostenibilità ambientale, inclusione sociale e cultura civica. La proposta di “portare la riserva nella città” non è una metafora, ma un progetto concreto di valorizzazione dei servizi ecosistemici, in sinergia con la mobilità attiva, la rigenerazione degli spazi pubblici e l’equità intergenerazionale.
Le nostre richieste, oggi più urgenti che mai:
- Costituzione immediata del comitato di gestione con competenze tecnico-scientifiche e rappresentanza cittadina
- Attuazione concreta del Piano di Assetto Naturalistico approvato nel 2020
- Audit pubblico sulla gestione finanziaria degli ultimi anni, con pubblicazione dei dati e rendicontazione dei risultati ottenuti e obiettivi raggiunti
- Attivazione del piano di antincendio e avvistamento operativo entro l’estate
- Incremento dell’orario di vigilanza con squadre AIB dotate di modulo per pronto intervento e coinvolgimento attivo della cittadinanza nella sorveglianza partecipata.
Le parole del Sindaco sono un esercizio di autoassoluzione che non regge di fronte all’evidenza. Chi amministra non può continuare a raccontare una realtà alternativa, mentre i cittadini osservano – giorno dopo giorno – il degrado avanzare sotto i loro occhi.
Le relazioni che i tecnici Febbo, Pirone e Savini hanno redatto, restano disattese mentre si sbandierano i loro nomi per paravento. Nel frattempo i Lavori Pubblici pianificano interventi nella Riserva senza sottostare a un piano di restauro unitario, che ancora non esiste.
Pescara merita una gestione della Riserva Dannunziana all’altezza del suo valore ecologico, storico e culturale, e noi continueremo a vigilare e a costruire – con competenza e partecipazione – un’alternativa concreta alla propaganda.
