Se 3 miliardi di alberi sembrano tanti

Se 3 miliardi di alberi sembrano tanti

PESCARA – Nel 2020 l’Unione Europea ha assunto, attraverso la Strategia europea per la biodiversità al 2030 (20 maggio 2020), un impegno storico: piantare 3 miliardi di nuovi alberi entro il 2030. Si tratta di un obiettivo distribuito in un arco temporale di dieci anni, pensato per rafforzare la capacità di assorbimento della CO₂, migliorare la qualità ecologica dei territori e contrastare la perdita di biodiversità.

Se si divide il totale degli alberi previsti per la popolazione dell’UE — circa 450 milioni di abitanti — si ottiene una quota media teorica di 6,7 alberi per ogni cittadino europeo da mettere a dimora tra il 2020 e il 2030. Una stima semplice, ma utile per capire proporzioni e responsabilità diffuse.

Applicando questa logica alla città di Pescara, che conta 120.000 abitanti, il contributo pro quota all’impegno europeo ammonterebbe a circa 800.000 alberi. È un valore fuori scala per una città densamente costruita e con una superficie comunale di soli 3300 ettari, motivo per cui una simile ripartizione non può essere applicata in senso letterale. La stessa Commissione Europea chiarisce che la maggior parte delle nuove foreste nascerà in aree rurali e periurbane, non certo dentro le città.

Per ricondurre il ragionamento a criteri di fattibilità, si può dunque considerare un’ipotesi molto più prudente: applicare solo il 10% dell’impegno teorico. Significa che a Pescara, in questo intero decennio, si dovrebbero piantare 80.000 nuovi alberi. Poiché siamo già a metà del percorso 2020–2030, una città che avesse voluto contribuire in maniera coerente oggi dovrebbe aver raggiunto almeno 40.000 alberi piantati, con altri 40.000 da mettere a dimora entro il 2030.

Tradotto: un albero e mezzo a testa in 10 anni, oppure 8 mila all’anno per i 5 anni trascorsi e altri 8 mila all’anno per i prossimi 5 anni, quasi 22 ALBERI AL GIORNO!

La distanza tra questo scenario e la realtà amministrativa è netta. Negli ultimi anni Pescara ha registrato numeri di piantagione molto bassi, mentre si è assistito a una intensa attività di abbattimento di alberi nei quartieri cittadini, perlopiù giustificata da motivazioni legate alla sicurezza e alla presunta pericolosità delle piante. Tuttavia, in una fase storica in cui le città europee si stanno muovendo nella direzione opposta — aumentando le coperture arboree per mitigare il caldo urbano, migliorare la qualità dell’aria e rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici — ogni taglio non compensato pesa in termini di equilibrio ecosistemico.

Gli alberi, infatti, non sono un semplice elemento decorativo, ma una vera infrastruttura verde urbana. Incidono in molteplici modi:

  • microclima: riducono le isole di calore, abbassano la temperatura superficiale, migliorano l’umidità dell’aria;
  • salute pubblica: filtrano gli inquinanti, attenuano il rumore, riducono lo stress e favoriscono benessere psicofisico;
  • assetto urbano: aumentano l’abitabilità degli spazi pubblici, creano ombra in un clima sempre più caldo, sostengono la mobilità attiva rendendo più fruibili marciapiedi, piste ciclabili e aree pedonali;
  • biodiversità: ospitano fauna urbana, impollinatori, microrganismi del suolo, contribuendo al funzionamento degli ecosistemi.

Alla luce di queste considerazioni, il saldo negativo tra alberi piantati e alberi abbattuti rappresenta un segnale di criticità ecologica e urbanistica. Una città costretta a tagliare senza programmare adeguate sostituzioni indebolisce progressivamente i propri servizi ecosistemici proprio mentre il cambiamento climatico richiederebbe l’opposto.

Il tema risuona ancor più forte alla luce della Giornata Nazionale degli Alberi, celebrata ogni anno il 21 novembre, istituita dalla Legge n. 10 del 2013, che ogni anno richiama istituzioni, scuole e cittadini alla necessità di ampliare e tutelare il patrimonio arboreo del Paese. Un appuntamento che dovrebbe essere l’occasione per fare soprattutto il punto sulle politiche strutturali di forestazione urbana, non limitandosi a iniziative episodiche, e per interrogarsi su quanto la città sia in linea con gli impegni continentali e con le più avanzate strategie di adattamento climatico.

In definitiva, l’impegno europeo dei 3 miliardi di alberi non è un obbligo tradotto in quote vincolanti per i Comuni, ma un indicatore potente della direzione che l’Europa, di cui l’Italia e Pescara fanno parte, ha assunto.

Per Pescara rappresenta un metro di confronto, uno stimolo e una cartina di tornasole: per capire quanto la città voglia davvero diventare più resiliente, più vivibile e più verde entro il decennio decisivo che si concluderà nel 2030.

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