UNA GESTIONE DEL VERDE  A PESCARA CHE CI PORTERA’ ALLA PROGRESSIVA PERDITA DEI NOSTRI GRANDI ALBERI

UNA GESTIONE DEL VERDE  A PESCARA CHE CI PORTERA’ ALLA PROGRESSIVA PERDITA DEI NOSTRI GRANDI ALBERI

Pescara – Il caso delle roverelle a Pescara è emblematico, perché si comprende chiaramente che la nostra Amministrazione non ha una metodologia o un protocollo che abbia come scopo quello della tutela delle grandi alberature, che dovrebbero essere le più protette per storicità, servizi ecosistemici e copertura d’ombra.

La prima valutazione, solo visiva, che già decreta il loro pericolo in classe D, quindi di crollo immediato, è del 2023. Tale valutazione è interna a un lotto di centinaia di alberi soggetti a screening, e non specifico per le querce.

Le querce vengono così inserite nel 2024 in una lista di abbattimento. Nel gennaio 2026 si decide di abbattere la prima delle roverelle, quella in viale Pizzoferrato, dopo 3 anni dalla prima valutazione di rischio immediato.

Alle proteste per l’ abbattimento della quercia, visto anche il lungo tempo intercorso dalla prima valutazione, l’amministrazione concede una seconda perizia. Ebbene, per questa seconda valutazione è stato chiamato di nuovo lo stesso tecnico che nel 2023 aveva fatto la prima relazione visiva. Nel febbraio 2026, quindi, viene scritta una seconda valutazione integrata, dove vengono elaborati i dati precedenti, dei quali i piu freschi sono leggibili alla data di marzo del 2024, tanto che nella relazione è ancora descritta la quercia già abbattuta nel gennaio 2026.

Questa valutazione integrata è nuovamente visiva, e lo stesso tecnico lo scrive. Ci sono schemi di prove strumentali eseguite con il resistografo e una con il tomografo, ma non vi è alcun referto né risultato ragionato su queste prove: per il resistografo non  viene specificato dove sia stato utilizzato, considerando che il risultato riguarda il solo  punto di utilizzo: altezza, inclinazione della pianta, nessuna indicazione. Non viene commentato lo spessore della parete residua nel punto di analisi, nè i parametri per i quali il tronco dovrebbe più o meno resistere. Soprattutto nulla viene descritto in merito alla caratteristica robustezza naturale delle querce, con parametri tecnici conseguenti e relative valutazioni scientifiche.

Sicuramente il tecnico ha fornito quello che gli è stato commissionato, cioè una relazione visiva delle alberature senza gli approfondimenti i cui risultati sarebbero pertanto stati spiegati in modo diverso, tracciabile e refertati, con i dati ottenuti commentati. Tutto ciò avrebbe avuto un costo maggiore, ma si è deciso di non investire.

Possiamo dire allora che si tratta di abbattimenti cautelativi basati su stime probabilistiche decisi soprattutto in merito alla posizione dell’albero in luoghi trafficati?  Ma tutta la città è altamente abitata

Con questi dati di ben 2 anni prima, (ma gli alberi sono essere viventi che si trasformano e compensano),  una valutazione visiva e una probabilistica, le 5 cinque querce sono state così abbattute,  con una procedura da parte di una amministrazione non adeguata e sufficiente per decretare la loro fine soprattutto in caso di alberature protette per storicità e per valore monumentale dato dalla presenza di filari, ora distrutti.

Si è arrivati ad una scelta attraverso un processo decisionale incompleto che lascia una ampia forbice di errore, scegliendo di non voler ulteriormente investire per indagare.

Perché non c’è stato nessun senso di volontà e di diligenza amministrativa nell’approfondire? Nessun protocollo attivato specifico a tutela delle querce che hanno subito lo stesso processo di altre alberature meno pregiate?

Visto il caso piu unico che raro, l’abbattimento di roverelle centenarie, perché non si è chiamato uno specialista di querce, per una analisi dettagliata e ragionata in modo da avere un approfondimento dedicato dopo il primo screening? Probabilmente perché non si è dato valore agli alberi, contrariamente a quanto dicono la nostra normativa e le recenti sentenze.

Un quadro può essere valutato economicamente come la somma del valore della tela e della cornice, e allora può valere 100 euro, oppure per il suo valore intrinseco di opera d’arte,   e magari può valere 1 mil di euro. Se non abbiamo contezza del valore del nostro bene arboreo è altamente probabile che il metodo che utilizziamo sia sbagliato o lacunoso.

Si è optato per le nostre querce per il protocollo Aretè che calcola in modo di tipo assicurativo e probabilistico il rischio dovuto alla frequentazione del sito, stimando solo  i difetti degli alberi , senza però analizzare la qualità  e la resistenza delle piante in modo approfondito:

querce centenarie, nate da seme, dalla forte robustezza meccanica, le cui cavità riscontrate sono normalmente fisiologiche per quei grandi esemplari, e che non giustificano abbattimento immediato ma monitoraggio.

Nessuna descrizione, nessuna considerazione sul loro valore, sulle loro qualità e sulla loro forza.

Se non esiste un percorso per i grandi alberi, una metodologia che  garantisca ulteriori approfondimenti per una seria gestione e valutazione che riduca l’incertezza propria delle diagnosi , ne consegue una completa abdicazione al dovere della gestione da parte dell’ Amministrazione, portandoci velocemente verso una minore copertura arborea per la nostra città, proprio quando l’obiettivo da perseguire dovrebbe essere l’esatto contrario. E le ceppaie, ora visibili in terra sembrano proprio raccontarci una altra storia, quella di alberi resistenti iniquamente abbattuti.. appunto querce.

Che la gestione sia questa ce lo confermano anche i numerosi abbattimenti dei pini domestici a causa dei danni da cocciniglia non trattata: i grandi alberi non vengono curati, andando inevitabilmente incontro all’ abbattimento.

La politica del verde a Pescara diventa cosi chiara: il downgrade della qualità arborea, con i grandi alberi non tutelati e gestiti, ma destinati all’abbattimento in modo da sostituirli con alberi piccoli come gli agrifogli, ligustri e peri , che ben rispondono a logiche assicurative di rischio e deresponsabilizzazione, scordandosi che il depauperamento del nostro patrimonio arboreo porterà a un danno enorme per la salute della città e dei suoi abitanti.

In allegato la relazione:  MONITORAGGIO DELLA VALUTAZIONE DI STABILITÀ

Simona Barba – Presidente Radici in Comune