Una ristrutturazione fantasma, quasi dell’anteguerra!

Una ristrutturazione fantasma, quasi dell’anteguerra!

PESCARA – Potrebbe essere il titolo di un film dell’orrore, invece è una realtà, sotto gli occhi di tutti, di come l’interpretazione delle leggi sull’edilizia e sull’urbanistica a Pescara si sia spinta negli anni oltremodo, varcando anche i confini dell’Ade.

A Pescara, accanto al piazzale della Stazione Vecchia, sta nascendo una nuova palazzina. Ebbene , leggendo il cartello di cantiere, tale costruzione non è una nuova costruzione, ma una demo-ricostruzione, o meglio, una ristrutturazione di un edificio bombardato e crollato nel 1943 durante la seconda guerra mondiale. Dopo ben 83 anni avviene ora la ristrutturazione di tale edificio, ben raffigurato nel rendering. Il  punto è: come si è riusciti ad arrivare al rilascio di questo permesso di ristrutturazione?

Un permesso di costruire qualificato come “ristrutturazione con demolizione e ricostruzione” su un edificio abbattuto da un bombardamento 83 anni fa è, dal punto di vista tecnico-giuridico, un caso estremamente limiteMolte sentenze precisano che non basta provare che “lì c’era un immobile”, ma serve dimostrare la esatta consistenza e descrizione dell’edificio prebellico che va ricostruito; in mancanza, l’intervento è qualificabile come nuova costruzione soggetta alle regole attuali (indici, distanze, vincoli, standard).

Alcune decisioni (ad es. Consiglio di Stato e TAR ) sottolineano poi anche che la demolizione/eliminazione del manufatto comporta anche la “scomparsa” della volumetria ai fini urbanistici, sicché la ricostruzione è preclusa se i nuovi piani non consentono nuova edificazione in quel sito con quel volume.

Inoltre è stato affermato anche il bisogno della  contestualità fra demolizione e ricostruzione o, nei casi di crollo lontano nel tempo,  di un percorso di ripristino che mantenga riconoscibile la continuità funzionale e strutturale, senza trasformare l’assenza pluridecennale in un “credito di volume” permanente;

Ancora:   la Legge 968 del 1953 aveva gia previsto un indennizzo per il danno da guerra, per chi non aveva scelto di riscostruire, e possiamo benissimo ipotizzare che i proprietari a suo tempo lo abbiano ricevuto non essendoci  a oggi la costruzione.

Quale sia stato il percorso perché oggi si stia ristrutturando una palazzina fantasma ad oggi ancora non ho i dati, ma  di certo stiamo dando riprova nel tempo di una elasticità estrema di interpretazione  della norma sulle ristrutturazioni, come quelle già da tempo da me descritte.

Troppi limiti sono stati superati, e una città come Pescara non può pensare di continuare a sviluppare il settore delle nuove costruzioni camuffandole da ristrutturazioni, alterando cosi i pesi e le previsioni del Piano Regolatore, costruendo una città che si avvicina a grandi passi ad avere poche caratteristiche di umanità e di vivibilità.

Che si apra ora urgentemente un serio dibattito sull’urbanistica per non continuare a superare limiti che non permettano di non tornare più indietro.

Simona Barba – Presidente Radici in Comune