Uno standard urbanistico per due

Uno standard urbanistico per due

L’ingiustizia del cosiddetto “Parco dei Giusti” per la scomparsa del Parco 8 marzo e la compressione degli standard urbanistici a Pescara 

Il Parco 8 Marzo, uno spazio verde fondamentale per il quartiere,  viene ora sacrificato in nome di una  “Casa di Comunità”, compromettendo seriamente la qualità della vita dei cittadini e gli equilibri urbanistici.

Il Parco 8 Marzo non è un semplice appezzamento di terreno, ma il prodotto di standard urbanistici obbligatori derivanti dalle lottizzazioni vicine. Gli standard urbanistici sono un insieme di norme e parametri che regolamentano la pianificazione e la realizzazione di interventi edilizi, con l’obiettivo primario di garantire un equilibrio tra lo sviluppo edilizio e la qualità della vita dei cittadini. Essi stabiliscono le quantità minime di spazi pubblici e riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi, essenziali per la vivibilità di una zona. La normativa nazionale fissa delle soglie minime. Significa  che quando si costruisce, quando avviene una lottizzazione, questo è possibile farlo solo se ci sono degli standard urbanistici adeguatamente progettati. Gli standard derivano dalla legge 1444 e servono a delimitare per bene quando è possibile costruire e quando no, in quanto le costruzioni possono avvenire soltanto se ci sono effettive condizioni di vivibilità.

In sintesi, gli standard definiscono la vivibilità di una zona, costituendo dei metri quadrati ben precisi di verde, parcheggi e aree libere per tutti. Questi spazi dovrebbero essere inalienabili.

Il concetto alla base degli standard è definire che c’è un limite allo sviluppo del costruito, oltre il quale non si può andare perché superato quel limite si entra nella invivibilità.

Eppure, a Pescara, assistiamo purtroppo a una tendenza preoccupante: gli standard urbanistici, una volta utilizzati per permettere le lottizzazioni e nuovi edifici, vengono trasformati e vanificati. Come già accaduto per il parco di via Fornace di Bizzarri diventato un asilo, diritti acquisiti per legge vengono capovolti cambiando la destinazione d’uso delle aree, che da standard urbanistici si trasformano magicamente in aree disponibili per altre finalità.

Il caso del Parco 8 Marzo è emblematico della messa a sistema di questa pratica. Una convenzione appena firmata tra il Sindaco e l’ASL prevede che il Comune cederà il diritto di utilizzo all’ASL per costruire una Casa di Comunità (che non si capisce come si farà a gestire, dato che la sanità abruzzese dovrebbe concentrarsi a funzionare con medici e infermieri visto il disastro nel quale ci troviamo) proprio dove si trova attualmente il Parco 8 Marzo. In cambio, l’ASL dovrebbe provvedere a realizzare il cosiddetto “Parco dei Giusti” in un’area lì vicino.

Tuttavia, l’area designata per il nuovo “Parco dei Giusti” è già verde: è costituita da una parte parzialmente scoscesa e stretta lungo la strada con in più alcuni scampoli, delle vere e proprie aiuole già alberate, aiuole che tra l’altro sono  già standard urbanistici esistenti per un altro intervento edilizio.. Ciò significa che, di fatto, assistiamo a una diminuzione complessiva degli standard esistenti, in questo caso delle aree verdi, e queste aree verdi residuali vengono magicamente trasformate in “standard per due“, configurando un’evidente “ingiustizia” per gli abitanti della zona.

Questa operazione rappresenta una compressione degli standard urbanistici, ovvero una riduzione degli spazi destinati per la vivibilità a favore di una maggiore densità edilizia. Le conseguenze negative di tale compressione sono molteplici e gravi, soprattutto una peggiore qualità della vita: meno spazi verdi a discapito della salute umana.

Il Parco 8 Marzo era uno spazio vitale, la cui importanza è ben chiara a tutti i residenti della zona. Gli standard dovrebbero essere un “obbligo” e non una “moda” a scadenza ravvicinata.

E continuare a dire “non sappiamo dove altro fare la Casa di Comunità, oppure l’asilo, o addirittura la sede della Regione”, significa ammettere, semplicemente, che di pianificazione non si comprende proprio nulla.

E così, il futuro Parco dei Giusti ricorderà a tutti che ingiustizia fu fatta.

Se lo vogliamo fermare, insieme a tutta questa assenza di pianificazione che condanna Pescara, le cittadine e i cittadini hanno ancora una possibilità, esprimendosi nella prossima tornata elettorale.

Simona Barba – AVS-Radici in Comune

In foto sotto, in celeste le aree destinate al parco dei Giusti, sulle pendici della collina, comprese le aiuole su via Polacchi. In giallo l’attuale Parco 8 marzo che sarà dato alla ASL per la costruzione della Casa di Comunità