PESCARA – A ottobre dello scorso anno il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno preciso: prima di ogni intervento di sfalcio o manutenzione del verde pubblico, i rifiuti devono essere rimossi. Non era un richiamo generico al decoro. Era un atto fondato su responsabilità ambientali e giuridiche, con riferimento esplicito al Testo Unico Ambientale
Oggi, lungo la pista ciclabile di via Valle Roveto, sull’argine nord del fiume Pescara, come purtroppo sta avvenendo anche in altre parti della città, possiamo constatare che quella decisione è rimasta sulla carta. La scarpata è stata sfalciata compresi i rifiuti che sono ancora lì. Bottiglie di plastica, lattine, cartoni per bevande, flaconi e altri materiali dispersi tra l’erba tagliata: nessuna preventiva raccolta, nessuna bonifica dell’area.
I residui vegetali coprono e in parte inglobano i rifiuti, che ora risultano ancora più esposti al vento e alla frammentazione. Questo non è un episodio marginale. È la riprova di una prassi che continua indisturbata. Quando si interviene su un’area senza rimuovere prima i rifiuti:
- si consolida la presenza di “rifiuti diffusi”;
- si favorisce la loro progressiva frammentazione;
- si alimenta quella condizione di sporco strutturale a cui la città si abitua lentamente.
È esattamente il fenomeno che la mozione voleva contrastare: il passaggio dall’abbandono visibile alla dispersione invisibile. Dalla lattina intera alla microplastica sparpagliata.
C’è poi un aspetto che non può essere eluso. Il Testo Unico Ambientale non è un’opinione. L’impresa che interviene in un’area dove insistono rifiuti ne diventa detentore. Se li trincia o li ingloba nei residui vegetali, ne diventa produttore. Le responsabilità non sono teoriche.
E allora la domanda è semplice: chi controlla il rispetto di quanto deliberato dal Consiglio comunale? Se un atto approvato non modifica i capitolati, non produce controlli, non genera penali e non cambia le prassi operative, resta un atto simbolico. E la città continua a convivere con il degrado diffuso.
L’argine nord non è un luogo periferico. È un corridoio ciclabile strategico, un accesso molto frequentato al presidio sanitario ospedaliero, un tratto attraversato quotidianamente da cittadini e famiglie. Lasciare rifiuti lungo tutta la scarpata significa accettare che il vento li redistribuisca nel quartiere, nelle strade limitrofe, nel fiume. Ora chiediamo che venga immediatamente verificato:
- se nei contratti in essere sia stata inserita la clausola di preventiva rimozione;
- se siano stati effettuati controlli sull’intervento in via Valle Roveto;
- quali sanzioni siano previste in caso di inosservanza.
Le decisioni prese in Consiglio comunale non possono essere ignorate nella pratica quotidiana. Altrimenti la città resta prigioniera di una manutenzione che copre, sposta, frammenta, ma non risolve. E il “rifiuto diffuso” continua a crescere, silenziosamente.


