PINETO (TE) – Finalmente si comincia a parlare in modo istituzionale della cocciniglia dei pini, si riconoscere il problema: ora bisogna affrontarlo con decisione, senza rinvii e senza interventi parziali. A Pineto si è arrivati a prendere coscienza della gravità della situazione anche grazie all’opera di denuncia e divulgazione dell’agronomo Giannangelo, partiranno finalmente gli interventi in modo coordinato e massimo.
Ma il focolaio di Pineto non nasce dal nulla: la diffusione del parassita è legata anche alla forte infestazione partita da Pescara, dove il problema è noto da tempo e tuttavia non è stato contrastato con la necessaria sistematicità. Pescara, infatti, è stato uno dei primi grandi nuclei censiti in Italia per questo attacco, e la mancata gestione efficace ha favorito la propagazione verso i comuni vicini. Secondo i dati comunali, Pescara ospita circa 9.000 pini, di cui 4.200 domestici (Pinus pinea) direttamente minacciati dall’infestazione
Da anni associazioni e cittadini denunciano la situazione, ma le risposte istituzionali sono state insufficienti. Le cure sono state sporadiche, limitate a pochi esemplari trattati in modo casuale, quando invece la lotta alla cocciniglia richiede un’azione sistemica. Se si interviene su pochi alberi e non sull’intero patrimonio arboreo interessato, il parassita continua a spostarsi da una pianta all’altra, rendendo inefficace ogni sforzo. La mancata cura si traduce in:
- abbattimenti costosi a carico del bilancio comunale, che potrebbe essere destinato a interventi di prevenzione;
- perdita di servizi ecosistemici essenziali: ombreggiamento, riduzione dell’inquinamento atmosferico, abbassamento delle temperature estive e miglioramento della salute mentale e fisica dei cittadini;
- aumento del rischio isola di calore, con un impatto diretto sulla mortalità estiva: studi recenti indicano che il rispetto degli standard OMS (0,5 ettari di verde entro 300 metri da casa) potrebbe evitare fino a 54 decessi l’anno in contesti urbani simili al nostro.
Nel frattempo, il paesaggio urbano peggiora visibilmente. I pini di via Colle di Mezzo, quelli di via del Santuario, il parco di Villa Basile nel quartiere San Giuseppe e molti altri alberi mostrano condizioni sempre più gravi.
Nei due anni di mia attività consiliare tra interrogazioni, commissioni di controllo e garanzia e interventi in consiglio comunale, gli impegni ricevuti non si sono tradotti in una strategia concreta, prendendosi gioco cosi dello stesso Consiglio Comunale. E intanto il patrimonio arboreo della città, quello che offre ombra, refrigerio e qualità della vita, si sta perdendo sotto gli occhi di tutti.
Non è più credibile parlare di città verde mentre continuano gli abbattimenti e i giovani alberi non resistono alla siccità e al caldo estremo con spazi minimi e risicati. Il rischio è una progressiva desertificazione urbana, in cui resteranno solo arbusti a fare da contorno a una vocazione verde ormai solo di facciata.
Serve invece un piano serio, ampio e immediato: una campagna massiva, capillare, che coinvolga Comune, associazioni, privati e tutte le energie disponibili. Perché curare gli alberi significa curare la città. E ogni ulteriore ritardo non fa che aggravare una crisi già drammatica.
Il patrimonio arboreo non è un ornamento: è un’infrastruttura di salute pubblica. Mentre altre città europee investono per aumentare la tree canopy urbana, Pescara assiste impassibile alla scomparsa dei suoi pini storici. La scelta è chiara: curare gli alberi oggi significa curare la città e la vita dei suoi abitanti.
Ma se manca questa volontà, Pescara avrà il destino tracciato verso una progressiva invivibilità.
Simona Barba – Radici in comune
