Il cavallo di Troia dell’articolo 13 della legge urbanistica regionale

Il cavallo di Troia dell’articolo 13 della legge urbanistica regionale

Ancora una volta devo tornare sulla legge regionale n. 13/2026, perché la posta in gioco non è tecnica: è il futuro delle nostre città. E la modifica dell’articolo 13, così come è stata scritta, si rivela un cavallo di Troia dentro la legge urbanistica regionale.

Sotto l’apparenza di una semplificazione, il nuovo articolo 13 spalanca la porta ai cambi di destinazione d’uso tra categorie funzionali diverse, aggirando le ordinarie procedure pianificatorie e svuotando di senso il PRG. Il Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001) è chiaro: il mutamento tra categorie funzionali autonome è urbanisticamente rilevante quando altera il carico urbanistico e richiede una verifica puntuale di coerenza con lo strumento urbanistico, con i servizi e con gli standard.

Questa legge regionale, invece, trasforma una regola statale inderogabile in una compatibilità quasi automatica. E lo fa in due direzioni particolarmente critiche:

  • dal turistico-ricettivo al residenziale: con il comma 3 si rafforzano le compatibilità tra residenziale e strutture alberghiere ed extra-alberghiere, aprendo alla trasformazione di hotel, studentati, strutture di accoglienza in abitazioni, anche di pregio, senza un vero passaggio di variante urbanistica ;
  • dall’industriale e artigianale al commerciale: con il comma 7, in deroga alla L.R. 23/2018, si consente nelle aree periferiche a destinazione industriale e artigianale in trasformazione la compatibilità con il commerciale di media distribuzione, senza un preventivo piano attuativo.

Il risultato è che zone che il piano regolatore aveva destinato a funzioni precise possono essere trasformate in qualcos’altro, su richiesta, senza che il Consiglio comunale ne discuta, senza che i cittadini possano fare osservazioni, senza una valutazione reale degli effetti su traffico, servizi, verde e parcheggi.

A Pescara questo non è uno scenario astratto.  Se gli hotel attuali e futuri potranno diventare residenze, se gli studentati che hanno già ottenuto deroghe si trasformeranno in palazzoni residenziali, se le case di riposo degli istituti religiosi verranno convertite in residenze di lusso, se le zone industriali diventeranno nuovi centri commerciali, cosa diventerà la città?

Diventerà una somma di operazioni immobiliari, senza più un disegno.  Una città dove il piano c’è solo sulla carta, ma nei fatti conta la logica del “si può fare tutto, basta chiederlo”.  Una città dove chi ha più risorse si accaparra le aree migliori e chi ci vive deve fare i conti con meno servizi, meno spazi pubblici, meno vivibilità.

Per questo dico che l’articolo 13 è un cavallo di Troia: entra nelle nostre città con la faccia della semplificazione, ma porta dentro il seme dello svuotamento della pianificazione e del governo pubblico del territorio.

Bloccare questa legge non significa dire no alle trasformazioni. Significa dire sì a trasformazioni governate, trasparenti, valutate, che rispettino le leggi, il piano, i servizi, la vivibilità e il diritto alla città sancito dalle leggi statali.

Il Sindaco Masci oggi dice di rendersi conto di tale svuotamento dei poteri locali, allora dimostri con i fatti:

  • chieda il blocco delle altre modifiche della Legge urbanistica: inutile lamentarsi dei garage se poi si permettono altri centri commerciali che desertificheranno l’economia locale
  • blocchi il recepimento del Decreto Sviluppo. Non c’è nessuna necessità di applicarlo, visto le fondamenta fragilissime della nostra pianificazione. Non si possono mettere mattoni sui castelli di carta.
  • basta con le deroghe ad altezze e volumi effettuate con delibere di giunta. Non abbiamo bisogno di nuovi volumi residenziali, ma di aree per gli standard urbanistici che in questa città diminuiscono sempre più, facendo finta di non saperli calcolare.

I grandi volumi a Pescara si sono moltiplicati, è ora di mettere mano alle NTA e ridare il giusto valore alle norme pianificatorie che gia esistono, e che se applicate, salverebbero la città dalle demo-ricostruzioni on demand. Rispettiamo le Leggi Nazionali.

Il territorio non possiamo consegnarlo a una logica che trasforma il piano regolatore in un ostacolo da aggirare o in qualcosa che non si conosce. Si riprenda in mano la vera pianificazione, per la Città.

Simona Barba – Radici in Comune