Il futuro .. ops, furto del mare!

Il futuro .. ops, furto del mare!

PESCARA – Come siamo arrivati a farci rubare il mare? Il Centro oggi, 18 marzo, riporta una dolorosa denuncia di una coppia di Pescara che si è vista negare l’abituale palma estiva perché diventati clienti indesiderati: non sono giovani e quindi non sono performanti per il profilo del cliente perfetto che questo stabilimento balneare cerca.

L’imprenditore dichiara in sintesi che queste sono le regole del business, con un sotto testo che dice che ormai in nome delle strategie di mercato tutto è permesso.

La spiaggia, bene demaniale pubblico, bene comune, subisce in questo fatto l’ennesima stortura, descritta ormai alla stregua di bene privato: siccome è casa mia faccio entrare chi mi pare.

Da tempo il demanio marittimo è sotto attacco: la spiaggia che viene data in concessione dallo stato è un bene comune, protetto da Leggi e regolamenti.

Ma come si è arrivati a far credere a questo imprenditore che potesse affermare il diritto di sancire chi può usufruire di quel tratto di spiaggia e chi no?

Forse perché da tempo ci stanno rubando il mare, tante le azioni che stanno portando a credere che il mare e la spiaggia siano diventati di qualcuno.

A Pescara stabilimenti ed edifici sono cresciuti oscurando il mare; scogliere inutili e costosissime che nulla fanno contro l’erosione costiera, vengono inserite creando in alcuni luoghi doppie e triple scogliere che bloccano orizzonte, passaggi e ricambio d’acqua, aumentando l’inquinamento delle acque basse, dove i più piccoli fanno il bagno.

Per questioni di economicità si utilizzano ogni anno che passa sempre più ombrelloni in rafie di plastica che inquinano in modo devastante, e sebbene sia sotto gli occhi di tutti, è ancora difficile imporre l’utilizzo di ombreggiamenti che non inquinino: c’è sempre una proroga, un traguardo lontano, e nel frattempo diventa legale continuare a inquinare. Succede solo in riva al mare

Inoltre si è anche richiesto di ribaltare la spiaggia di inverno per fare i cordoni di sabbia a difesa degli stabilimenti contro le mareggiate, come se la spiaggia, la battigia, non fosse più un sistema naturale dall’equilibrio delicato.

Così passo dopo passo, azione dopo azione, dopo incurie amministrative e mancati controlli, la spiaggia e il mare sono stati addomesticati, sviliti, perdendo la loro naturalità e soprattutto la loro natura giuridica di bene pubblico appartenente a tutti e a ciascuno di noi.

E se un bene non è più pubblico, o se lo sono dimenticati, allora sicuramente di qualcuno dovrà essere, e così si è arrivati fino ad oggi, il giorno in un cui un imprenditore, contro leggi e regolamenti, trasforma un bene comune che gli è stato affidato in una sua proprietà privata.

Significa che un limite è stato oltrepassato, e che è arrivato il tempo di distinguere tra chi rispetta bene il suo mandato di custode della spiaggia, e ce ne sono, e chi no.

Significa anche che l’amministrazione deve ritornare a essere figura garante del patrimonio pubblico, ma questo purtroppo manca.

L’economia legata al sistema balneare è importante, ma è legata a un rapporto fiduciario tra lo Stato, quindi noi e chi dovrebbe farne le veci, e il concessionario, i quali entrambi hanno il compito di gestire e curare il litorale e soprattutto di custodirlo nel rispetto della natura, della cittadinanza tutta, quella attuale fino a quella futura.

Simona Barba – Presidente Radici in Comune