Il gelso monumentale di via Gioberti: quando il degrado e l’abbandono diventano normalità

Il gelso monumentale di via Gioberti: quando il degrado e l’abbandono diventano normalità

Ci scrive una cittadina originaria di Pescara, che oggi vive fuori regione ma torna ogni anno in città per trascorrervi lunghi periodi.

PESCARA – La sua segnalazione riguarda innanzitutto il gelso monumentale di via Gioberti, davanti alla scuola: un albero di particolare valore, inserito nel registro degli alberi monumentali, che dovrebbe rappresentare un elemento di pregio e di identità del quartiere. La realtà che descrive è molto diversa: rifiuti sotto la chioma e nell’area recintata, rami secchi e spezzati, scarsa manutenzione, assenza del cartello che ne illustrava il valore. Una situazione che la signora racconta di avere segnalato ripetutamente al Comune, senza ottenere risposte soddisfacenti.

Ma non è soltanto lo stato del gelso a preoccuparla. Nel suo racconto torna continuamente un sentimento di amarezza per come vede gestita Pescara. Vive ormai altrove, ma conserva un rapporto forte con la città e vi trascorre alcuni mesi ogni anno. E ogni volta, dice, si ripromette quasi di non tornarci più: troppo difficile accettare una città che ricorda diversamente e nella quale oggi vede sporcizia, incuria degli spazi pubblici, alberi abbattuti e non sostituiti, verde trascurato. Una sofferenza che diventa ancora più evidente quando parla delle sue nipoti, che si sono trasferite a Pescara dopo aver vissuto in una città del Nord. All’inizio, racconta, erano loro stesse a stupirsi: perché qui è così? Notavano i rifiuti nelle strade, la scarsa cura degli spazi pubblici, situazioni alle quali non erano abituate. Poi, progressivamente, hanno cominciato ad abituarsi.

Quando ci si abitua al degrado – «Come possono i bambini rispettare il verde se davanti alla loro scuola vedono una situazione del genere?», si domanda riferendosi al gelso di via Gioberti. È una domanda che va molto oltre quell’albero. Una città educa anche attraverso ciò che mostra ogni giorno: con una strada pulita oppure sporca, con un albero curato oppure abbandonato, con uno spazio pubblico rispettato oppure degradato. E lo fa soprattutto nei confronti dei più giovani.

Se un bambino cresce considerando normale trovare rifiuti sotto un albero monumentale, vedere alberi abbattuti senza essere sostituiti o attraversare quotidianamente spazi pubblici trascurati, il rischio è che proprio quella condizione finisca per diventare il suo parametro di normalità. È l’assuefazione al degrado, forse ancora più difficile da contrastare del degrado materiale.

Un albero monumentale non è un albero qualsiasi – Per Radici in Comune la segnalazione sul gelso di via Gioberti merita quindi attenzione non soltanto come problema di manutenzione. Un albero monumentale costituisce un bene collettivo: racconta la storia di un luogo, svolge una funzione ecologica e paesaggistica e può diventare uno straordinario strumento di educazione ambientale. A maggior ragione se si trova davanti a una scuola. Quell’albero potrebbe essere conosciuto dai bambini, raccontato, osservato durante le stagioni, inserito nelle attività didattiche. Potrebbe diventare un piccolo presidio di cultura del verde e di appartenenza al quartiere. Non può essere invece proprio il luogo nel quale si rappresenta l’incuria che vorremmo combattere.

La questione si inserisce peraltro in un quadro cittadino che Radici in Comune denuncia da tempo: gestione insufficiente del patrimonio arboreo, abbattimenti e mancate sostituzioni, perdita progressiva di verde urbano, scarsa attenzione alla qualità dello spazio pubblico e, oggi, la grave emergenza della cocciniglia tartaruga che mette a rischio una parte rilevante dei pini domestici di Pescara. Sono questioni diverse, ma riconducibili a una medesima idea di città: il verde non può essere considerato un elemento residuale, da gestire quando diventa un problema. È un’infrastruttura urbana essenziale e come tale richiede conoscenza, programmazione, manutenzione e risorse.

Dal racconto alle azioni – La testimonianza che abbiamo raccolto suggerisce anche alcune iniziative concrete. La prima è documentare fotograficamente le condizioni del gelso monumentale e dell’area circostante, verificandone lo stato manutentivo e chiedendo al Comune quali interventi siano programmati. Occorre inoltre verificare se il progetto previsto per la sistemazione dell’area scolastica di via Gioberti comprenda anche la valorizzazione del gelso e del suo spazio di pertinenza. Andrebbe poi ripristinato il cartello informativo, con indicazioni corrette sulla specie, sulla storia dell’esemplare e sulle ragioni della sua tutela.

Ma soprattutto vorremmo provare a coinvolgere la scuola. Una piccola iniziativa con insegnanti, bambini, famiglie e cittadini potrebbe trasformare una denuncia in un’azione di conoscenza e cura: raccontare l’albero, ripulire lo spazio, restituirgli riconoscibilità e fare comprendere perché quell’esemplare appartiene alla comunità.

Non intendiamo sostituirci a chi ha il dovere istituzionale di garantire manutenzione e decoro. La partecipazione dei cittadini non può diventare l’alibi per l’assenza dell’amministrazione. Può però servire a riportare attenzione su un bene comune e a costruire intorno ad esso consapevolezza.

La signora che ci ha raccontato questa storia, amareggiata, ogni anno pensa che forse non tornerà più a Pescara. Poi torna. Forse dovremmo partire proprio da qui: fare in modo che chi ama questa città non debba abituarsi al suo degrado per continuare ad amarla.


E intorno al gelso, i pini che rischiamo di perdere – Siamo tornati in via Gioberti dopo questa segnalazione. E basta alzare lo sguardo per capire quanto il problema vada oltre le condizioni del singolo albero monumentale. La strada è accompagnata da due filari di grandi pini domestici che ne costituiscono uno degli elementi paesaggistici più riconoscibili: le chiome si incontrano sopra la carreggiata, costruendo quella continuità verde e quell’ombra che fanno di un’alberata urbana una vera infrastruttura della città.

Oggi anche questo patrimonio è in pericolo. I pini mostrano i segni dell’attacco della cocciniglia tartaruga e, senza interventi tempestivi ed efficaci, il rischio è di assistere al loro progressivo deperimento fino a rendere inevitabili gli abbattimenti. Non stiamo parlando di qualche albero isolato: perdere i due filari significherebbe cambiare radicalmente il volto di via Gioberti, cancellando in pochi anni un patrimonio arboreo cresciuto in decenni e privando la strada di ombra, qualità paesaggistica e benefici ambientali difficilmente recuperabili in tempi brevi.

Le fotografie scattate oggi rendono particolarmente evidente il paradosso: la via del gelso monumentale rischia di diventare anche la via dei pini perduti. È la stessa questione posta dalla cittadina che ci ha scritto, ma su una scala ancora maggiore. La cura del verde non può cominciare quando un albero è ormai compromesso e l’unica decisione rimasta è abbatterlo. Richiede monitoraggio, prevenzione e interventi nei tempi giusti. Ed è esattamente ciò che Radici in Comune sta chiedendo da tempo all’Amministrazione comunale rispetto all’emergenza della cocciniglia: intervenire adesso, prima che l’emergenza fitosanitaria si trasformi in una sequenza di abbattimenti presentati poi come inevitabili.