PESCARA – Ancora una volta assistiamo a un tentativo di raccontare una storia diversa dai fatti reali. Ancora una volta i numeri vengono utilizzati selettivamente per confondere i fatti su ciò che sta accadendo alla Riserva della Pineta D’Annunziana.
L’amministrazione comunale continua a proclamare che l’eliminazione del tratto di strada della bonifica, quella che divide il comparto 3 dal comparto 5, porterà a un aumento della superficie della riserva di ben 20.000 m². Contemporaneamente, però, ratifica con la realizzazione di un nuovo recinto la drastica riduzione della stessa riserva conseguente alla costruzione del pendolo. Forse addirittura ridisegnando unilateralmente i confini dell’area protetta (ci vuole una legge regionale!).
La superficie che deve essere depavimentata per accorpare i due comparti si estende per:
- Via della Bonifica: 350 x 20 = 7.000 m²
- Via Nazionale Adriatica: 150 x 7 = 1.050 m²
- Via Silone: 150 x 7 = 1.050 m²
- Totale: 9.100 m² – FACCIAMO 10.000 MQ
Ma c’è una cosa che l’amministrazione preferisce tacere: il “pendolo”, che si estende per 600 metri di lunghezza per 10 metri di larghezza, sottraendo alla Riserva, dal 2021, ben 6.000 m² di pineta.
Non solo. La realizzazione di questo tracciato ha già comportato la separazione forzata di un intero boschetto di pini e querce dal resto del comparto. Un boschetto di circa 400 metri di lunghezza per mediamente 5 di larghezza: in difetto, quasi 2.000 m² di bosco isolato e quindi condannato.
E adesso, con la realizzazione del recinto, questa separazione viene resa definitiva (si cambiano i confini della Riserva?) Una ferita che ratifica ciò che tutti sanno: il bosco rimasto, costituito da circa 50 alberi, è ormai votato alla scomparsa. Gli alberi cadono già, uno dopo l’altro, isolati e privati della protezione della compagine boschiva.
Il bilancio reale – Facciamo due conti:
- superficie recuperata dalla eliminazione delle strade: +10.000 m²
- superficie sottratta dal pendolo: – 6.000 m²
- superficie destinata a scomparire (bosco isolato): – 2.000 m²
- bilancio netto: +2.000 m² di riserva (NON 20.000!)
La scelta alternativa che non c’è stata – Al di là della opportunità del raccordo, assolutamente non in discussione, quello che indigna maggiormente è che il danno della erosione (col)laterale era completamente evitabile. Il pendolo poteva essere realizzato in modo diverso, esternamente all’area protetta, su una strada già esistente (Via Pantini, ancora oggi transitabile), senza creare una ferita profonda nel cuore della riserva, senza isolare boschi interi, senza condannare decine di alberi alla solitudine e alla morte. Non si parla di qualità ecologica, di frammentazione dell’habitat, di biodiversità perduta. No, qui si scambiano gettoni e si contano quadrati come se un metro di pineta fosse equivalente a un altro.
L’Amministrazione ha scelto una “strada” diversa. Ha scelto di privilegiare la velocità progettuale sulla protezione ambientale. Questa è la contabilità verde creativa. Basta con gli annunci trionfali su aumenti di superficie mentre sottoterra avviene il contrario. È tempo che l’amministrazione assuma le responsabilità delle sue scelte e smetta di offrire ai cittadini una versione romanzata della realtà.





