La foto di copertina di quest’articolo è stata scatatta nel 2008 ed è inserita nel Google Street View: un albero simbolo cancellato in due ore
Si trovava a Pescara, all’angolo tra viale Kennedy e via Cavour, di fianco a una farmacia. Era uno dei pini d’Aleppo più belli della città: un’architettura naturale unica, tortuosa e spettacolare, come solo i pini d’Aleppo sanno inventare. Una specie pioniera, resiliente, capace di resistere persino alla cocciniglia che invece sta facendo strage dei suoi cugini, i pini domestici.
Eppure neanche questa sua bellezza monumentale, questo suo essere punto di riferimento per moltissimi pescaresi, è riuscita a ottenere l’attenzione che meritava da parte della macchina burocratica della nostra città.
Nel giro di due ore è stato abbattuto, capitozzato a morte, in attesa che anche ciò che rimane del suo magnifico tronco venga definitivamente eliminato.
Le domande che attendono una risposta
Da testimonianze raccolte pare che giovedì scorso, nelle prime ore del giorno, una grossa branca sopra la farmacia si sia adagiata sul tetto dell’edificio. Sono intervenuti i Vigili del Fuoco per la messa in sicurezza. Ma quella messa in sicurezza non si è limitata alla rimozione del ramo: si è trasformata nell’annullamento dell’intero pino.
Non c’era una situazione di pericolo immediato: perché non si è proceduto a una valutazione approfondita dell’albero? Perché non si è provveduto al solo taglio della branca? Quale attenzione è stata riservata al fatto che si stava intervenendo su un albero storico, adulto e per questo particolarmente prezioso? Esiste un protocollo dell’amministrazione comunale per tutelare alberi di questo valore in situazioni come questa? Quale confronto tecnico e quale percorso decisionale sono stati realmente seguiti?
Mi si risponderà, come sempre, che “era un pericolo” e che “ne stiamo piantando migliaia”. Ma carte, documenti, relazioni tecniche, valutazioni e dati difficilmente verranno resi pubblici. Ancora una volta dovremmo affidarci esclusivamente alla fiducia.
La pubblica incolumità va dimostrata
Visto che nel giro di due ore è stato distrutto un monumento naturale, a mio parere non si è attivata alcuna vera attenzione, nessun protocollo di tutela. In nome della pubblica incolumità, mi si dirà ancora una volta, si è deciso di distruggere con la massima tempestività.
Ma la pubblica incolumità, per essere davvero tutelata, ha bisogno di valutazioni attente, di competenza, di conoscenza e di trasparenza. Non basta invocarla: occorre dimostrare, con dati e relazioni tecniche, che ogni decisione sia stata presa nell’interesse della comunità.
Quasi vent’anni davanti agli occhi di tutti
C’è poi un elemento che rende questa vicenda ancora più significativa. Google Street View ha fotografato questo pino d’Aleppo fin dal novembre 2008. Per quasi vent’anni, fino al giugno 2025, le immagini documentano la sua presenza costante all’angolo tra viale Kennedy e via Cavour. Fotogramma dopo fotogramma lo vediamo crescere, trasformarsi, modellare quella straordinaria forma contorta che lo aveva reso uno degli alberi più riconoscibili della città. Era diventato parte del paesaggio urbano e della memoria visiva di migliaia di pescaresi. Tra meno di due anni quella documentazione avrebbe raccontato vent’anni di vita dello stesso albero. Oggi, invece, l’ultima immagine della sequenza è quella del suo abbattimento.
L’ultimo fotogramma, invece, è quello di oggi: un tronco mutilato, lasciato con un unico, piccolo pennacchio di aghi verdi. Un’immagine che contrasta violentemente con quella che Google aveva restituito appena un anno fa. Se davvero il rischio era tale da rendere inevitabile una decisione tanto drastica, è legittimo chiedere perché non sia stata resa pubblica una valutazione tecnica capace di spiegare l’impossibilità di salvare almeno una parte di questo albero monumentale. Perché la lunga sequenza fotografica disponibile non racconta la storia di un albero improvvisamente compromesso, ma quella di un albero che, per quasi due decenni, ha continuato a vivere e a caratterizzare quel luogo.
La sicurezza e la salute
Gli alberi maturi, adulti, stanno diminuendo sempre più in nome della sicurezza: questo è ormai il mainstream. Ma la nostra salute non merita forse la stessa attenzione? Mentre aumentano i morti causati dalle ondate di calore e Pescara è già una città monitorata per un incremento della mortalità superiore al 10% (dati del progetto Life A-GreeNet), qualcuno sta forse contando la superficie arborea, cioè l’ombra, che stiamo perdendo? Meno ombra significa più calore, e più calore significa un rischio maggiore per la salute delle persone. La relazione è diretta.
Eppure la pubblica incolumità sembra essere utilizzata più come giustificazione che come principio guida dell’azione amministrativa. Tutto avviene in urgenza, mentre parole come manutenzione, monitoraggio e programmazione sembrano essere scomparse dal vocabolario di chi governa la città. La mancata gestione dei pini domestici, che stanno morendo a causa della cocciniglia, è sotto gli occhi di tutti e rappresenta una prova evidente di questa assenza di programmazione.
Una responsabilità verso la città
A Torino il Comune è stato condannato a risarcire alcuni cittadini per l’abbattimento di un filare di alberi, riconoscendo che quella scelta aveva prodotto un danno alla loro salute. Non possiamo però affidarci sempre e solo alla giustizia, che per fortuna esiste. Dobbiamo pretendere da chi ha il potere di decidere che ogni scelta sia realmente orientata al bene della comunità e non si traduca, ancora una volta, in una sequenza di spiegazioni tardive, di scuse e di giustificazioni che non convincono.
Il tronco contorto del pino è ancora lì, all’angolo tra viale Kennedy e via Cavour, con un ultimo, tristissimo pennacchio di aghi verdi rivolto verso il cielo. È l’ultimo fotogramma di una storia che Google Street View aveva raccontato, anno dopo anno, per quasi vent’anni. Ed è anche uno schiaffo alla nostra ragione.
Simona Barba – Presidente dell’Associazione Radici in Comune – Pescara









