Quando a soccombere è sempre il verde: il caso di Viale Primovere

Quando a soccombere è sempre il verde: il caso di Viale Primovere

PESCARA – Se bisogna scegliere chi deve soccombere, alla fine è sempre il verde. Lo dimostra l’ultima delibera di questa amministrazione, che propone la riqualificazione del tratto finale di Viale Primovere, a ridosso del confine con Francavilla al Mare.

Dal verde a parcheggi e viabilità

Nella delibera, appena approvata in Consiglio comunale, si chiede infatti una variazione di destinazione d’uso di aree che erano vincolate e destinate a F1, cioè a verde. Il tutto, come sempre, senza passare come variante urbanistica. La destinazione è stata ora modificata da verde a parcheggi “verdi” e viabilità per oltre 2.500 metri quadrati. Queste aree, verso il confine con Francavilla al Mare, saranno quindi utilizzate per parcheggi e per una rotatoria.

I parcheggi aumentano a discapito degli standard obbligatori riguardo alle aree verdi. Perché deve essere sempre il verde a retrocedere? Perché non si è pensato a una soluzione diversa?

L’erosione della pinetina

Ancora più emblematica è la scelta compiuta sulla pinetina. La cosiddetta pinetina di Viale Primovere è un’area protetta e fa ufficialmente parte della Riserva statale di Santa Filomena. Eppure, anche in questo caso, è l’area protetta a perdere nel rifacimento del marciapiede, dove sono previsti allargamenti semicircolari che andranno a erodere la sua superficie per circa 350 metri quadrati.

Perché non si è pensato al contrario, cioè a far avanzare la pinetina, aumentando la naturalità?

Inoltre, il tratto finale sempre della pinetina verrà trasformato in una zona aperta calpestabile per “migliorare il controllo sociale dello spazio”, con un’apertura realizzata in terreno stabilizzato, soluzione che manomette la naturalità. Anche se si afferma che gli alberi saranno salvaguardati e che non verrà abbattuto nessun esemplare, il problema resta: si tratta infatti di una vera e propria erosione del suolo naturale, sottratto alla sua funzione di rigenerazione e naturalizzazione, della quale abbiamo tanto bisogno soprattutto in prossimità del litorale.

Se il suolo è degradato, deve essere ripristinato

Ciò che lascia più perplessi è che, mentre cresce la pressione legata al cambiamento climatico e mentre le normative europee vanno nella direzione di aumentare la naturalizzazione delle città, qui si sceglie invece di ridurre ulteriormente o manomettere le superfici naturali. L’ultimo Regolamento europeo sul ripristino della natura va proprio in questa direzione: bisogna necessariamente aumentare gli spazi naturali all’interno dei centri urbani.

Realizzare un percorso in misto stabilizzato dentro la piccola area protetta significa quindi sottrarre naturalità per 350 metri quadrati. Perché, con lo stesso investimento, non si è pensato a rinaturalizzare e ripristinare?

Secondo il pensiero della relazione, la parte terminale della pineta sarebbe degradata e quindi il danno causato da questi percorsi in terreno stabilizzato sarebbe limitato. Ma proprio questo è il punto: se il suolo è degradato, la risposta corretta dovrebbe essere il restauro, non l’ulteriore trasformazione. Quello che andava fatto, in linea con la legge, era utilizzare quei fondi per recuperare e rafforzare la naturalità dell’area, migliorandone la biodiversità e la capacità di rigenerazione del suolo.

Invece si è fatto il contrario. Sfruttando una situazione di degrado, si è sostenuto che tanto il danno sarebbe stato minimo e si è proceduto a decidere l’intervento. Ma è esattamente il ragionamento opposto a quello che dovrebbe guidare scelte di questo tipo.

Il PRG come carta delle intenzioni infrante

Anche la decisione di sottrarre al vincolo F1 le aree attualmente verdi per destinarle a parcheggio, per quanto si parli di parcheggi “verdi” con pavimentazioni drenanti, va nella direzione sbagliata. Le opere di viabilità dovrebbero essere realizzate, per quanto possibile, sulle aree già cementificate. Al contrario, bisognerebbe aumentare gli spazi verdi togliendo spazio alle pavimentazioni di cemento.

Con i fondi che ora si hanno si sarebbe dovuto attuare il PRG, che prevedeva:

  • parco pubblico;
  • corridoio verde.

Ma il PRG, ormai abbiamo compreso, diventa spesso la carta delle buone intenzioni infrante, con continue modifiche senza passare per le varianti urbanistiche. Il fatto che un progetto contenga un intervento di riqualificazione in parte utile per il sistema ciclopedonale non significa che automaticamente sia consentito andare contro regole e linee guida dettate dalle leggi attuali.

Un problema culturale molto serio

Alla fine, se intorno al tavolo decisorio della Conferenza dei Servizi, si è concordato nel portare avanti un progetto che non persegue gli obiettivi ormai fissati per Legge — cioè più verde, più forestazione e ripristino della natura a discapito di strade, parcheggi e superfici cementificate — allora significa che a Pescara c’è un problema culturale molto serio. Un gap culturale profondo che impedisce di dare risposte adeguate ai bisogni della comunità

La delibera in sintesi

Cambio di destinazione di alcune aree pubbliche, senza variante urbanistica:

  • Particelle 2844, 2859, 2862 e 2864
    • Destinazione attuale: F1 – Verde pubblico/parco pubblico.
    • Nuova destinazione: parcheggio pubblico, circa 15 posti auto.
  • Particelle 2812 e 2818
    • Destinazione attuale: F1 – Verde pubblico.
    • Nuova destinazione: viabilità, rotatoria e sistemazioni connesse.

SIMONA BARBA – Presidente Radici in Comune