Parco di Via della Fornace Bizzarri: dopo il ricorso improcedibile arriva la beffa, salata, del conto

Parco di Via della Fornace Bizzarri: dopo il ricorso improcedibile arriva la beffa, salata, del conto

PESCARA – La vicenda del piccolo parco di Via della Fornace Bizzarri (per altri articoli vedi qui: ARCHIVIO) si chiude oggi con una decisione che lascia tanta amarezza e che racconta anche qualcosa di importante: un gruppo di cittadine e cittadini ha scelto di non restare in silenzio davanti alla trasformazione del solo spazio verde attrezzato del quartiere.

Negli ultimi anni decine di residenti hanno promosso una battaglia civile e partecipata contro il progetto di nuova edificazione previsto nell’area, ritenendo che quel luogo rappresentasse non soltanto un terreno disponibile, ma un piccolo presidio di vivibilità urbana, memoria collettiva e qualità ambientale.

Il ricorso amministrativo aveva contestato gli atti con cui il Comune di Pescara aveva approvato il progetto relativo al nuovo asilo nido di Via Celestino V, previsto proprio nell’area della Fornace Bizzarri. Nel corso del lungo contenzioso si sono susseguite decisioni del TAR e del Consiglio di Stato, fino alla definitiva prosecuzione dell’opera.

Con la recente sentenza del TAR Abruzzo, il ricorso è stato dichiarato improcedibile per “sopravvenuta carenza di interesse”. In altre parole, il Tribunale non ha respinto nel merito le ragioni dei cittadini, ma ha preso atto che, alla luce degli sviluppi successivi della vicenda e delle decisioni intervenute, il procedimento non aveva più utilità pratica: il parco non esisteva più.

Le spese di lite sono state compensate: il TAR non ha quindi condannato i ricorrenti a pagare le spese della controparte. Tuttavia, paradossalmente, ai cittadini viene ora richiesto il pagamento di un’integrazione del contributo unificato dovuta al mutamento del rito processuale disposto dal Tribunale stesso.

E tutto questo mentre il quartiere continua a convivere non solo con la perdita irreversibile di decine di alberi e di uno dei pochi spazi verdi realmente vissuti della zona, ma anche con una struttura che, a distanza di tempo, non ha mai funzionato come promesso. Il rischio concreto è che quell’area, sacrificata in nome di un’opera presentata come necessaria e urgente, finisca presto nell’abbandono e nel degrado, trasformandosi nell’ennesima struttura inutilizzata e senza vita in quartiere di periferia.

Resta il senso profondo di una mobilitazione nata dal basso, condotta con mezzi limitati ma con grande partecipazione civica, per difendere uno spazio verde di quartiere e affermare il diritto dei cittadini a discutere il futuro della propria città.

Al di là dell’esito finale, questa vicenda lascia una domanda aperta che riguarda tutta Pescara: quale idea di città vogliamo costruire, e quanto spazio siamo ancora disposti a lasciare alla vivibilità, agli alberi, ai luoghi di relazione e ai piccoli equilibri urbani che rendono umano un quartiere?

Alessandra De Nardis –  Radici in Comune
Ex Comitato Salviamo il Parco di Via Fornace Bizzarri