C’era una volta un giardiniere che decise un bel giorno di inserire una pianta esotica in città.
Con grande entusiasmo e dopo aver strappato e gettato come spazzatura tutta la vegetazione fin lì cresciuta, furono piantati piccoli Bambù lungo tutta una strada dove nessuno dei suoi simili aveva mai messo radici. Il giardiniere era certo che così avrebbe ottenuto un aspetto magnifico e superbo alla città che considerava priva di bellezza.
Appena piantato, il Bambù si sentì subito il re del posto. “Oh, che meraviglia! Finalmente un luogo che saprà apprezzare la mia bellezza!” proclamò, allargando le sue foglie con un’eleganza degna di un divo. L’umile Margherite, la modesta Malva e il piccolo Tarassaco lo osservavano con sospetto, ma senza dir nulla.
Passarono i giorni e il Bambù iniziò a sentire che qualcosa non andava. “Che strano… Perché il sole qui brucia così tanto? E questa pioggia? È troppo fredda! Le radici… le mie radici! Perché il terreno è così diverso? E tutti questi cani che insozzano i miei rami”
La sua eleganza cominciò a sfiorire. Invece di crescere alto e rigoglioso, restava basso e floscio e le sue foglie, un tempo turgide e lucenti, divennero giallastre e spente. “No… non può essere! Io sono Magnifico! Sono Superbo!”
Intanto, Margherita e le altre si scambiavano occhiate di comprensione. “Te l’avevo detto io che non era fatto per questo clima,” bisbigliò una alla vicina. “Eh sì, non tutte le piante possono stare ovunque,” annuì Malva.
Alla fine, quando il Magnifico Superbo Bambù era ormai ridotto un ammasso di canne e foglie senza forma, tristi e per nulla magnifiche, le piante del luogo le si fecero vicine. “Dai, non prendertela… Succede. Ogni pianta ha il suo posto nel mondo.”
“E il mio non è qui,” sospirò il Magnifico Superbo Bambù, ormai rassegnato.
Margherita, Malva e Tarassaco si strinsero attorno a lui “No, ma non preoccuparti, ci occuperemo noi di questo luogo. Tu riposa pure.”
E così, il Magnifico Superbo Bambù si lasciò andare con un ultimo sospiro, mentre le piante locali continuavano a crescere felici, sicure che quel posto era sempre stato e sempre sarebbe stato il loro regno.

