PESCARA – Il convegno “Custodi delle dune: turismo e biodiversità a Playa Paléo”, svoltosi il 5 settembre, ha offerto un’occasione utile per riflettere non soltanto su questa esperienza, ma sul futuro dell’intero litorale pescarese.
Playa Paléo rappresenta un modello importante perché tiene insieme tutela dell’ambiente, ricostruzione dell’habitat dunale, accessibilità e inclusione sociale. Negli interventi dell’assessore Claudio Croce, della dirigente comunale Ester Zazzero e degli studiosi Dario Febbo e Gianfranco Pirone sono emersi il valore del progetto, il lavoro svolto per il ritorno della flora e della fauna costiere e la necessità di superare una gestione della spiaggia fondata sulla pulizia meccanica indiscriminata e sull’azzeramento della vegetazione spontanea.
La biodiversità non limita la fruizione turistica: la migliora. Una spiaggia non è una superficie da spianare e riempire di attrezzature, ma un ecosistema delicato, nel quale convivono dune, piante pioniere, fauna, attività economiche e persone.
È una consapevolezza che fatica ancora ad affermarsi, nonostante siano trascorsi più di dieci anni dal 2015, anno dell’Accordo di Parigi sul clima e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite con i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. L’impegno a contenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi avrebbe dovuto segnare uno spartiacque. Quel limite è stato già raggiunto su base annua e molti degli obiettivi globali restano lontani.
La transizione ecologica, dunque, non si misura con i convegni, con le certificazioni o con le bandiere, ma nella capacità di cambiare le pratiche quotidiane. Anche una spiaggia urbana diventa il luogo nel quale verificare la coerenza tra gli impegni dichiarati e ciò che realmente accade.
La rafia sintetica e una storia da ricordare
Durante il convegno è stato richiamato anche il divieto delle palme e degli ombreggiamenti in rafia sintetica, presentato come una delle azioni ambientali promosse dall’Amministrazione comunale.
È giusto riconoscere il lavoro necessario e indispensabile svolto dagli uffici comunali compreso l’impegno affinché il problema delle palme di plastica entrasse nei criteri nazionali della FEE. Ma è altrettanto necessario ricordare che a Pescara la questione è arrivata nel dibattito politico e istituzionale grazie all’iniziativa di Radici in Comune e di Simona Barba, allora consigliera comunale del gruppo AVS–Radici in Comune.
Nel settembre 2024 Simona Barba, raccogliendo sollecitazioni provenienti dal mondo dell’associazionismo (compreso il lavoro scientifico svolto da Dario Oggiano), presentò una mozione per integrare il Piano demaniale comunale, escludendo dagli ombreggiamenti le rafie sintetiche. La mozione descriveva un fenomeno già evidente: una quantità enorme di filamenti plastici staccati dagli ombrelloni, dispersi sulla sabbia, intrappolati nella vegetazione e trascinati in mare. Quella proposta venne bocciata dall’intera maggioranza.
Radici in Comune non abbandonò il tema. Nel maggio 2025 venne depositata una nuova proposta di delibera, collegando il divieto agli impegni assunti dalla città con la Bandiera Blu. Seguirono audizioni nella Commissione Ambiente, durante le quali esperti e associazioni documentarono la progressiva frammentazione della rafia in microplastiche, l’impossibilità di bonificare completamente la sabbia e l’inadeguatezza di soluzioni come la cosiddetta doppia cucitura.
Un censimento mostrò inoltre che gli stabilimenti con ombreggiamenti in rafia sintetica erano passati da 17 nel 2023 a 31 nel 2024. Mentre ordinanze e protocolli invitavano a preferire materiali naturali, sulla spiaggia pescarese l’impiego della plastica continuava dunque ad aumentare.
Il 5 agosto 2025 la proposta di delibera n. 52 portò nuovamente il tema in Consiglio comunale. Si aprì così il percorso verso il divieto, discutendo quale fosse lo strumento più efficace e giuridicamente solido: regolamento, ordinanza o variante al Piano demaniale.
Ricostruire questa sequenza non significa appropriarsi del lavoro altrui. Significa riconoscere il valore di un’opposizione che ha studiato il problema, raccolto dati, coinvolto competenze scientifiche e sollecitato l’Amministrazione fino a ottenere un cambiamento di indirizzo.
Un divieto ancora da rendere effettivo
La vicenda, tuttavia, non è conclusa. Nel tempo sono state indicate scadenze diverse per la definitiva eliminazione della rafia sintetica, prima la fine del 2027 e successivamente il 2029. Nel frattempo gli ombrelloni di plastica sono ancora presenti e i loro filamenti continuano a disperdersi nell’ambiente. In alcuni stabilimenti se ne acquistano addirittura di nuovi.
Per questo, nel maggio 2026, Simona Barba, come presidente di Radici in Comune, ha presentato un esposto alla Capitaneria di Porto e alla Polizia municipale. Il principio è semplice: i filamenti e i relativi frammenti dispersi sono rifiuti abbandonati e, quando è possibile individuarne la provenienza, devono essere accertate le responsabilità e applicate le norme previste dal Testo unico ambientale. All’esposto è seguita la campagna di cittadinanza attiva “Caccia alla rafia”.
Playa Paléo dimostra che un’altra gestione del litorale è possibile. Ma non può restare un’isola virtuosa circondata da pratiche incoerenti. Replicarne il modello significa proteggere la vegetazione dunale, limitare le lavorazioni meccaniche, garantire accessibilità, migliorare la raccolta differenziata e impedire la dispersione delle plastiche.
Occorrono ora una scadenza certa per l’eliminazione della rafia sintetica, controlli effettivi e regole chiare nel nuovo Piano demaniale comunale. La Bandiera Blu e le certificazioni hanno valore soltanto se corrispondono a condizioni verificabili da chiunque percorra la nostra spiaggia.
La sostenibilità globale comincia anche da qui: da un filo di plastica che non dovrebbe trovarsi tra la sabbia e che qualcuno, per primo, ha deciso di non ignorare.
